Il Tirreno

Grosseto

in tribunale 

Caso Capuano, torna il metodo mafioso

Francesca Gori
Caso Capuano, torna il metodo mafioso

Le aggravanti sono state di nuovo contestate e il Comune di Follonica ammesso come parte civile al processo  

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Colpo di scena all’udienza del processo nei confronti del commercialista Evans Capuano. Il tribunale in composizione collegiale (Gian Marco De Vincenzi e Andrea Stramenga, giudici e Adolfo Di Zenzo, presidente) ha rigettato le eccezioni presentate nel corso dell’ultima udienza: torna ad essere contestata l’eccezione del metodo mafioso, così come richiesto dal pubblico ministero Anna Pensabene, i giudici non saranno ricusati e il Comune di Follonica è ammesso come parte civile e potrà partecipare al processo. «Se poi l’Ente avrà diritto a un risarcimento perché ha subito dalla vicenda un danno d’immagine – ha detto in aula il presidente Di Zenzo – si vedrà durante il corso del dibattimento».

È durata pochi minuti ieri l’udienza del processo che vede imputati il commercialista follonichese Evans Capuano e altri sette imputati accusati di estorsione. Il difensore del professionista originario di Portoferraio Guiscardo Nicola Italo Allescia, aveva chiesto, nel corso della scorsa udienza, per due dei tre giudici che compongono il collegio, vale a dire Gian Marco De Vincenzi e Andrea Stramenga la ricusazione.

Secondo l’avvocato, i due magistrati non possono mantenere il loro ruolo nel processo perché inseriti nella sua lista di testimoni per quel che riguarda l’accusa di corruzione in atti giudiziari, di cui sono imputati il commercialista e Cesare Ferreri, all’epoca dei fatti cancelliere del tribunale di Grosseto. Se verranno accolti come testimoni, non potranno essere giudici: questo il senso della richiesta. Il collegio ieri mattina ha respinto la richiesta del difensore che si rivolgerà ora alla Corte d’Appello: toccherà quindi ai giudici fiorentini stabilire se i due colleghi grossetani potranno o meno far parte del collegio. Accolto invece il reinserimento dell’aggravante del metodo mafioso, dopo che il gup di Firenze lo aveva cancellato relativa ai reati contestati di estorsione e lesioni personali. Istanza, questa che è stata accolta: secondo i giudici infatti, l’aggravante del metodo mafioso era stata contestata dalla Procura al momento dell’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare per gli indagati e quindi deve essere mantenuta nel processo.

Il Comune di Follonica, infine, resta parte civile: era stato l’avvocato Alessandro Antichi, che tutela il municipio in questo procedimento a sottolineare come in altri casi, il danno d’immagine sia stato riconosciuto. Gli esempi sono l’Isola del Giglio e l’Argentario nel processo sul naufragio della Costa Concordia e la costituzione del Comune di Grosseto nel processo per maltrattamenti nell’asilo.

Il collegio ha accolto la tesi di Antichi: il Comune potrebbe aver patito un danno d’immagine anche se si tratta di reati commessi da privati nei confronti di altri privati. —



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