Il Tirreno

Grosseto

il lutto 

Addio Idio, l’ultimo fonditore Era l’artefice del bello all’Ilva

Giulia Sili
Addio Idio, l’ultimo fonditore Era l’artefice del bello all’Ilva

Matassi, classe 1928, nel dopoguerra lavorava come facchino per gli americani Dopo un periodo passato a Savona, fu assunto alle acciaierie a Piombino

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L’ultimo protagonista degli «artefici del bello», come il poeta follonichese Lido Raspollini usava chiamare gli operai dell’Ilva, è morto ieri mattina.

Con la scomparsa di Idio Matassi la città di Follonica perde un altro pezzo fondante della sua storia: l’ultimo fonditore dell’Ilva rimasto in vita, memoria vivente di un passato importante e protagonista di quella che un tempo è stata la città fabbrica.

Oggi il feretro verrà portato a Livorno per la cremazione e le ceneri verranno sparse in mare. Idio era nato nel gennaio del’ 28 in via Marconi, di fronte al mare, e subito dopo aver terminato il terzo anno della scuola di avviamento professionale era entrato come operaio nella fonderia di Follonica. «Da ragazzo, nel dopoguerra – racconta il fratello Piero, quindici anni più giovane – Idio aveva lavorato come facchino per gli americani e poi era stato assunto all’Ilva. Era un fonditore molto bravo».

Arrivata l’età del militare Idio si era poi imbarcato su un incrociatore: era nata proprio durante quell’esperienza la grande passione per il mare, tanto che nelle sue volontà Idio ha fatto inserire la richiesta di far disperdere le sue ceneri al largo.

Dopo l’esperienza in Marina il ritorno a Follonica e di nuovo il lavoro in fonderia. «Mio fratello realizzava i modelli dentro i quali venivano poi fatte le fusioni in ghisa – racconta Piero – faceva le fusioni artistiche, ed era modellista fonditore». Quando la crisi dell’Ilva iniziò a farsi sentire alcuni operai vennero indirizzati verso Savona, tra questi c’era anche Idio che con la moglie e le figlie si trasferì in Liguria. «Facevano le lingottiere – racconta Piero – cose che solo a Follonica si sapevano realizzare. Insegnava agli operai di Savona come si facevano quelle particolari fusioni di ghisa dove dentro colavano l’acciaio. Gli operai che vennero mandati a Savona da Follonica erano tutti specializzati».

La famiglia di Idio rimase a Savona per alcuni anni finché molti degli operai dello stabilimento di Follonica non vennero assunti alle acciaierie di Piombino. La novità interessò Idio che, assunto alle acciaierie, tornò a vivere a Follonica con la famiglia, nel quartiere di Cassarello.

A Piombino però la sua specializzazione non serviva più: «lo misero a fare il manovale, lì non contava più la sua abilità» dice il fratello. Negli anni la sua storia sarebbe potuta tornare alla memoria grazie ai video fatti realizzare per il museo Magma ma Idio, di fronte alle richiesta di comparire in un video dove avrebbe dovuto raccontare la sua vita in fonderia, rinunciò, forse per troppa riservatezza. «Mio fratello è sempre stato molto riservato – dice Piero – amava andare a caccia nel padule e passava ore insieme al suo bracco preferito». —

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