Sicurezza
Bollettario multe sparito: vigilessa e amico assolti in Corte d’Appello
La donna era stata accusata di aver preso il blocchetto su istigazione dell’uomo che aveva ricevuto un verbale Riformata la sentenza
orbetello. Erano stati condannati a 8 mesi l’agente della polizia municipale Silvia Galeazzi, che secondo l’accusa avrebbe operato materialmente, e il suo amico, Alessandro Gamberoni, che era il destinatario di una multa e che avrebbe istigato la prima a far sparire il blocchetto delle contravvenzioni. Ora i giudici della seconda sezione della Corte d’Appello, nonostante la richiesta di conferma da parte del procuratore generale, ha assolto i due imputati perché il fatto non sussiste. Galeazzi, difesa dagli avvocati Carlo Valle e Alessandro Oneto e Gamberoni, difeso dall’avvocato Fabiana Di Vincenzo, possono ora buttarsi alle spalle questa vicenda, nata nel 2011, da quanto sostenuto dall’agente a tempo determinato Rita Agnelli (assistita dall’avvocato Anna Scotto) che, non riconfermata nel posto, aveva lamentato una sorta di complotto ai suoi danni in relazione al lavoro da lei svolto.
Ad Agnelli, costituita parte civile, il giudice Giovanni Puliatti aveva riconosciuto 2mila euro ma solo per i danni morali (la richiesta complessiva era stata di 70mila euro con 10mila di provvisionale) che ora sono stati annullati dalla sentenza della Corte d’Appello.
Il vice procuratore onorario Fidelia Dompetrini, durante il processo al tribunale di Grosseto aveva sollecitato pene più elevate (1 anno e 2 mesi per lei, 1 anno per lui). L’accusa aveva puntato il dito sugli intrecci, sui rapporti e sulle telefonate intercorse a partire dalla sera del 23 novembre 2011 con l’obiettivo di «stendere un velo sulla sparizione» del bollettario.
Il quadro dipinto dal pm non era stato tenero: «amicizie, clientelismi, potere».
Un «far quadrato» intorno al maresciallo Roberto Barone (uscito da questo procedimento con un non doversi procedere) che avrebbe avuto per effetto quello di mettere ai margini l’agente Agnelli, fino a farle perdere il posto di lavoro.
Due giorni fa, la seconda sezione della Corte d’Appello ha scritto un finale diverso di questa vicenda: l’agente Rita Agnelli non avrebbe perso il posto a causa del comportamento dei suoi colleghi che non avrebbero quindi fatto sparire quel blocchetto delle multe, sul quale c’era il nome di Gamberoni. — F.G.
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