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Nuovo carcere Dopo dodici anni tutto fermo, Rossi scrive al ministro

Francesca Ferri
Nuovo carcere Dopo dodici anni tutto fermo, Rossi scrive al ministro

L’assessore all’Urbanistica ha chiesto un incontro  per capire se lo Stato può spostare la struttura

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Più che progetti, desideri. Più che azioni, ipotesi. Da dodici anni il carcere di via Saffi a Grosseto è un dossier aperto sulle scrivanie degli amministratori comunali che lo vorrebbero dismettere e, trasferiti i detenuti in un’altra struttura, trasformarlo in un nuovo spazio per la città: un condominio di lusso, uno spazio pubblico, un ostello, un museo. A che punto siamo?

L’insediamento dell’amministrazione Vivarelli Colonna ha visto inquadrare la questione “carcere” da un altro punto di vista, quello della costruzione di una nuova struttura fuori dal centro cittadino. Fabrizio Rossi (Fratelli d’Italia), assessore all’Urbanistica, già prima dell’insediamento ne aveva fatto un punto programmatico. Ebbene, qualcosa si sta muovendo, su un doppio binario.

«Siamo al punto in cui nel nuovo piano operativo dobbiamo fare la localizzazione del nuovo carcere – spiega l’assessore Rossi –. Intanto sto cercando di prendere appuntamento con il ministro della Giustizia per capire se il Ministero può spostare la struttura. Ho già inviato la richiesta; siamo in attesa. Nel frattempo ho avuto diversi colloqui con la direttrice del carcere».

L’ipotesi di costruire un nuovo carcere – per la precisione una casa circondariale – arrivò nel febbraio 2007.

La proposta fu dell’allora sottosegretario alla giustizia Luigi Manconi, in occasione di una visita in città, durante il primo mandato del sindaco Emilio Bonifazi. Già all’epoca l’ipotetica nuova struttura era stata localizzata in zona Serenissima, in un’area di 6 ettari. Si parlò di 30 milioni di euro di costi per i lavori e di una capienza di 120 persone, rispetto alle 28-30 ospitabili in via Saffi. L’augurio di tutti, in quell’occasione, fu che si passasse in tempi brevi dalle parole ai fatti.

Sono passati dodici anni, di parole se ne sono sentite tante ma l’impresa non è mai neanche stata progettata.

«La casa circondariale di via Saffi ha tante criticità – spiega oggi l’assessore Rossi –. Le norme si sono evolute e alcune cose all’interno della struttura non le rispettano. Per non parlare della capienza limitata non oltre 28-30 unità. La costruzione di un nuovo carcere spetta allo Stato; per il Comune sarebbe un’occasione anche di restituire alla città un bene storico».

Difficile, in tempi così prematuri, fare ipotesi su cosa potrebbe ospitare quello spazio. Eppure di idee in campo, nel corso degli anni, ne sono state messe tante. L’amministrazione cittadina ha già qualcosa in mente?

«Di cosa potrebbe venirci non ne ho idea – conclude l’assessore Rossi – ma si possono fare tante cose: albergo, ristoranti, appartamenti. Vedremo». —



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