Gioco
Un’altra asta, così la Provincia liquida un patrimonio naturale
Torna a gara parte del demanio appartenente alla Riserva naturale Italia Nostra all’attacco: inopportuna la scelta di alienare questi beni
L’INTERVENTO
La Provincia di Grosseto riprova, col profilo più basso possibile che la legge le impone, a rimettere all’asta il demanio pubblico che fa parte della Riserva naturale regionale della Diaccia Botrona, una delle aree umide più importanti d’Italia, ultimo lembo del paesaggio della Maremma d’un tempo.
Il profilo è volutamente basso, nel tentativo di passare inosservata. L’associazione Italia Nostra infatti, nel tentativo precedente, fortunatamente inficiato dall’asta deserta, aveva denunciato l’inopportunità della scelta di alienare i beni. Il demanio pubblico appartiene al popolo italiano a titolo di sovranità, e una pubblica amministrazione ha il dovere di amministrarlo con la diligenza del “padre di famiglia”, tanto più che questo patrimonio è stato ricevuto dallo Stato, a seguito della disastrosa legge Tremonti sul federalismo demaniale. Questa vicenda della Riserva Regionale della Diaccia Botrona è paradigmatica ed emblematica del pasticcio combinato dalla politica, di destra e sinistra, succedutasi negli ultimi anni. Mentre la destra (contrariamente alla sua natura e storia) ha deciso di indebolire il demanio statale a favore dei demani locali, la sinistra (contrariamente alla sua natura e storia) ha indebolito gli enti locali e quasi ammazzato le province, a seguito della dissennata proposta referendaria di riforma costituzionale, andata poi fallita, mentre il consiglio regionale toscano pensava bene di portarsi avanti nell’avventata convinzione della vittoria referendaria, disperdendo le competenze delle province toscane prima di aver ucciso l’orso costituzionale. E adesso si ritrova con un ente, la Provincia, che definire “zombie” sarebbe un eufemismo: alcuni scampoli di competenze residue, e tra queste le strade provinciali, con uno sputo di risorse umane e finanziarie. Ecco quindi che il cerchio si chiude. La Provincia di Grosseto vende una serie di terreni demaniali su molti dei quali, tra l’altro, già riscuote una rendita (quindi, senza necessità contabile di vendita). Molti cittadini son contenti, tanto a loro basta andare in macchina nelle strade, non nelle paludi, e almeno fino alle prossime buche sull’asfalto. Le associazioni ambientaliste sono tagliate fuori, perché non hanno il tempo tecnico per deliberare un acquisto e organizzare una raccolta fondi. Su tutta questa scena gira chi è pronto a gettarsi senza concorrenti, per due lire, sulle povere spoglie del patrimonio pubblico, dopo aver atteso, nelle aste deserte, che anche gli ultimi spasimi di agonia si siano spenti al ribasso. La Provincia di Grosseto avrà forse il suo osso spolpato come premio del fedele servigio reso al padrone privato. Aveva promesso alle associazioni di protezione ambientale che, in occasione della prossima asta, avrebbe concesso, non un mese ma ben due di preavviso, quando sarebbe invece necessario almeno un anno. Ma si sa: i privati, se ben intenzionati e forniti di liquidi, ci mettono pochi minuti a decidere.
Il Presidente
Michele Scola
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