Sicurezza
«Quel cane era tenuto con il collare elettrico»
Il proprietario sotto accusa anche per una quaglia in gabbia I due animali sarebbero stati sottoposti a gravi sofferenze
MANCIANO. Avevate provato il funzionamento del collare elettrico? «Sì, insieme ai carabinieri. Il cane fece un salto alto così. E aveva le lacrime agli occhi». Così Luciano Sanna, guardia volontaria, ha descritto in aula quanto avvenuto il 21 aprile dell’anno scorso in una proprietà in località Marsiliana, un episodio per il quale è sotto accusa Luigi Iervolino, 58 anni: detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura. Sarebbero stati sottoposti a gravi sofferenze un cane di razza kurzhaar, cui era stato applicato un collare antiabbaio a scariche elettriche, e una quaglia detenuta in una gabbia troppo piccola. Tutto, bestie e oggetti, erano stati sequestrati.
Iervolino, assistito dall’avvocato Andrea De Cesaris, si era opposto a un decreto penale di condanna da 1.000 euro e ha scelto il dibattimento di fronte al giudice Giovanni Puliatti. A far aprire il fascicolo era stato un esposto della Lac. Il cane, di nome Ilary, una femmina che all’epoca aveva quattro mesi, è ancora vivo e sta bene, dice il legale a margine dell’udienza. Iervolino aveva dichiarato ai carabinieri forestali avvertiti dalla guardia che il collare gliel’aveva messo nemmeno una settimana prima, perché una vicina di casa si era lamentata per l’abbaiare insistente. «Non sapevo che non si poteva». Il cane era un regalo fatto dal padre di Iervolino al figlio di quest’ultimo.
Sanna aveva anche notato la presenza di due quaglie («non possono stare in gabbia»), diventate poi una sola quando a un successivo sopralluogo. A cosa serve il collare? ha chiesto il giudice: «Si mette per calmarlo, per non farlo abbaiare. Dà un impulso e l’animale si calma». Ilary non era microchippata.
L’avvocato De Cesaris ha chiesto particolari sulla verifica effettuata sul collare e sulla presenza delle pile nel dispositivo. Un modello di collare elettrico è stato portato da lui stesso in aula: «Questo dà prima uno stimolo sonoro», ha detto De Cesaris. «Quello che abbiamo visto noi funzionava solo in caso di movimento brusco. E quando l’abbiamo provato ha dato solo la scossa: il cane è saltato in aria». Ma il cane come stava? «Era in salute. Appariva triste anche se tenuto bene».
Occorrerà portare in aula il collare. Il responsabile Lac Raimondo Silveri ha specificato che l’apparecchio dovrebbe essere alla caserma di Manciano. Sarà portato davanti al giudice alla prossima udienza, a settembre, quando saranno sentiti anche i testimoni della difesa. La quaglia? «La quaglia è in custodia al nostro centro di recupero», ha detto Silveri, al Lupo di Gavorrano. — P.S.
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