No alla violenza, sì ai diritti In centinaia al corteo per ricordare le vittime
Tante associazioni guidate dalla Rete delle donne hanno sfilato ieri in centro con i colori nero e fucsia Alla fine assemblea in piazza
«Viviamo in una società che insegna alle donne a difendersi dallo stupro invece di insegnare agli uomini a non stuprare». «Femminicidi, non omicidi passionali». «Finanziate i centri antiviolenza». «Applicate la convenzione di Istanbul».
L’emergenza nazionale della violenza di genere (nella sola giornata della vigilia dell’8 marzo sono stati commessi in Italia ben due femminicidi) ha alimentato ieri la rabbia e l’orgoglio di circa trecento grossetane (con qualche adesione maschile e molti bambini che sfilavano con le loro mamme) che hanno partecipato al corteo Lotto marzo 2019 promosso dalla Rete delle donne di Grosseto insieme al movimento Non una di meno e ai centri antiviolenza Olympia de Gouges e È vita della rete Humanitas con l’adesione di tante associazioni, movimenti e realtà cittadine tra cui il coordinamento donne di Cgil, Cisl e Uil, i Cobas Grosseto, Maremma Antifa, il Centro Donna, la Libreria delle Ragazze e l’associazione Rosa Parks.
Il corteo è partito alle 17,30 da piazza Rosselli con in testa lo striscione della Rete delle donne che idealmente racchiude tutte le anime della protesta. Dietro i manifestanti indossano i colori nero e fucsia, simboli del movimento Non una di meno.
Nato in Argentina e diffusosi poi in tutto il mondo Non una di meno è un movimento globale che lotta per i diritti delle donne. Anche in Argentina è nato come reazione a un’ondata di femminicidi che ha spinto le donne in piazza al grido di “Ni una menos!”.
A guidare la manifestazione grossetana la giovane attivista Bianca Baccetti (Non una di meno) che al megafono ricorda a tutti i partecipanti che «l’8 marzo non è una festa perché le donne sono stanche della violenza, della disparità e del razzismo» e nel corso del corteo richiama l’attenzione sui vari motivi per cui donne e uomini in tutto il Paese ieri sono scesi in piazza.
Oltre alla questione drammatica dei femminicidi, i temi caldi sono la disparità di trattamento nel mondo del lavoro e il gap salariale, l’omofobia e la transfobia, il ddl Pillon che strumentalizza i minori attaccando i diritti delle donne, il decreto sicurezza che impedisce la libertà di autodeterminazione delle migranti e dei migranti e legittima la violenza razzista, l’eccessiva presenza di medici obiettori di coscienza nei consultori e negli ospedali che impedisce la piena applicazione della legge 194.
Tra foulard, fumogeni fucsia, cartelli, tamburi e cori il corteo ha attraversato tutto il corso per arrivare in piazza Duomo dove i partecipanti hanno formato un grande cerchio per ascoltare gli ultimi messaggi al megafono.
Al termine della manifestazione molti si sono fermati per partecipare all’assemblea pubblica in piazza in cui sono state discusse le ragioni dello sciopero ed è stata data la possibilità di intervenire.
«Se le nostre vite non valgono noi ci fermiamo», così Bianca al megafono ha sintetizzato lo spirito della manifestazione, ricordando che lo sciopero globale transfemminista per la giornata internazionale dei diritti delle donne non prevede solo le manifestazioni di piazza: le donne sono infatti invitate a sospendere qualunque attività lavorativa e di cura per un giorno. —
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