Il dolore
Cuore e tenacia, don Franco sarà “benemerito”
Il Comune ha deciso di conferire il riconoscimento a monsignor Cencioni, che a 93 anni è esempio di forza morale e fisica
GROSSETO. Durante l’alluvione del 1966 fu in prima linea per aiutare gli altri e si deve a lui il primo centro di smistamento della popolazione. Ogni gennaio è sempre lui - con tenacia formidabile - a guidare per 12 km il pellegrinaggio da Marrucheti a Campagnatico.
A quasi 93 anni (li compirà a luglio), don Franco Cencioni è considerato un’istituzione. Personalità brillante, curiosa, energica e appassionata, il monsignore grossetano – Preposto del Capitolo della Cattedrale di Grosseto dal 1992 nonché direttore dell’Ufficio diocesano Beni culturali ecclesiastici – in questi decenni si è fatto amare da tutti e potrebbe essere presto insignito della “civica benemerenza”. Un riconoscimento che un Comune concede a un cittadino, un’organizzazione, un’associazione che si è distinto con opere concrete nel campo delle scienze, arti, industria, lavoro etc, o con iniziative sociali, assistenziali, filantropiche come nel suo caso. Il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e il presidente del consiglio comunale Claudio Cosimo Pacella - scrive il Comune - anche a seguito dell’interessamento del vicesindaco Luca Agresti, hanno proposto il conferimento della civica benemerenza a monsignor Cencioni «per l’importante contributo che ha fornito nel corso della sua vita e per la sua attività sul territorio». L’iter si avvierà nel corso del prossimo consiglio comunale del 18 marzo.
Il sacerdote, nato a Boccheggiano il 13 luglio 1926 e arrivato a Grosseto nell’ottobre 1940, è anche assistente generale dell’Azione cattolica diocesana e della consulta diocesana delle aggregazioni laicali. Cappellano di Sua Santità, è commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana ed è conosciutissimo in città per le qualità umane e morali oltreché per la straordinaria tempra. «La città di Grosseto - dicono sindaco e Pacella - è onorata di poter insignire un concittadino della sua levatura. Un uomo che ha dedicato la propria intera vita al bene del nostro territorio e della sua gente, un uomo della Maremma che ha lavorato duramente, con passione e dedizione per intervenire a supporto dei più deboli, incarnando i valori e gli insegnamenti della dottrina cristiana». Tra le azioni del monsignore spicca il grande lavoro svolto da parroco di Giuncarico fra il 1955 e il 1957 ai tempi della tragedia di Ribolla, e l’impegno profuso per l’alluvione del 1966: in poche ore allestì il primo centro di smistamento di aiuti alla popolazione. Nel 1989 fu tra i principali artefici della storica visita di Papa Giovanni Paolo II a Grosseto.
Don Franco accoglie la notizia della benemerenza con umiltà e stupore. «Ciò - spiega lui - vuol dire riconoscere una persona qualunque sia la sua professione e levatura. Io sono nato in una piccola comunità e sono vissuto in altre piccole comunità che ho visto crescere, non solo demograficamente ma anche come “civitas” intesa come una grande famiglia, famiglia di famiglie che vivono vicende belle o brutte: vivono la loro esistenza nel reciproco riconoscimento delle proprie possibilità di comunicare e aiutarsi vicendevolmente». Grande testimone della società, don Franco è reduce da una frattura al femore e con orgoglio e tenacia, anche qui, porta avanti la sua riabilitazione fisica senza mai chinare la testa. — El. Gi.
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