Il Tirreno

Grosseto

LA POLEMICA 

Ciclisti e pedoni sulla stessa pista Pd attacca: «Norme non rispettate»

Francesca Ferri
Ciclisti e pedoni sulla stessa pista Pd attacca: «Norme non rispettate»

L’architetto Tesei cita il Regolamento: «I percorsi promiscui  sono ammessi solo in zone poco abitate e senza negozi»

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Le piste ciclopedonali, quelle cioè dove ciclisti e pedoni condividono lo stesso spazio, si possono realizzare in spazi solitamente usati da pedoni, come può essere un marciapiede, purché abbiano «traffico pedonale ridotto e assenza di attività attrattrici di traffico pedonale quali itinerari commerciali e insediamenti ad alta densità abitativa». Insomma: pochi passanti e nessun negozio o casa che vi si affaccino. Lo dice il Regolamento per la costruzione delle piste ciclabili (decreto ministeriale 557 del 1999) che, dopo le proteste di alcuni cittadini di viale Sonnino, oggi viene citato dal segretario del circolo Centro del Pd Giancarlo Tesei. Architetto, Tesei già in passato ha criticato il progetto della ciclopedonale tra la stazione, viale Mameli e la prima parte di viale Sonnino, dove la pista corre sul marciapiede a ridosso dei palazzi. Per i residenti, e per il Pd, il percorso è pericoloso, i pedoni rischiano di essere travolti dai ciclisti e i ciclisti rischiano di cadere a terra trovandosi, d’improvviso, persone che escono dai portoni, dai negozi, dagli uffici.

«In quel tratto – spiega Tesei in una nota – ci sono alcune tra le più trafficate attività commerciali di Grosseto e in particolare quel percorso è preferenziale per raggiungere la stazione e i centri commerciali limitrofi, oltre naturalmente a numerosi edifici residenziali intensivi e ad alcuni importanti uffici pubblici. La scelta della utilizzazione promiscua (della pista) è paradossalmente in contrasto con la norma stessa».

Ma è davvero così? Il Tirreno ieri è andato a contare quanti portoni e cancelli si affaccino tra il tratto di viale Mameli, dove la zona pedoni è larga qualche decina di centimetri, e la parte di via Sonnino dove il marciapiede è tutto occupato dalla pista. In questi 350 metri si affacciano 31 ingressi (20 in viale Mameli e 13 in viale Sonnino) così suddivisi: 12 passi carrabili, 6 attività commerciali di cui due bar, un cinema, una banca, due uffici di servizi pubblici (Acquedotto del Fiora e Demanio), 11 condomini e case private che contano in tutto 57 abitazioni e due studi (un laboratorio odontotecnico e un commercialista).

Tesei punta poi il dito sulle misure della pista. «La norma – spiega – prescrive che se il percorso è promiscuo, ovvero pedonale e ciclabile, e in presenza di un flusso ciclistico ridotto, la larghezza può essere ridotta a 1,50 metri. Appare evidente che la pista ciclabile avrebbe potuto essere realizzata separando il traffico ciclistico da quello pedonale e realizzando due corsie, una di un metro e mezzo e l’altra di due».

In definitiva, «era davvero impossibile realizzare una vera pista ciclabile in sede propria senza interferire con il traffico pedonale?», si chiede Tesei. La progettazione della pista, dice l’architetto, avrebbe dovuto seguire alcuni passaggi: analizzare il tipo di mobilità ciclistica, verificare preliminarmente la frequenza di intersezioni e interruzioni e dei passi carrabili, «e non limitarlo a un’affermazione come quella del sindaco: “C’è poca roba, poche case e meno negozi”», dice Tesei. L’alternativa? «Si sarebbe potuto costruire il percorso passando lungo il fianco della ferrovia, uscendo all’altezza di viale Matteotti, passare sotto il sottopasso e cogliere l’occasione per ristrutturarlo e poi proseguire su via Sauro.

Intanto il Pd attende ancora una risposta dal sindaco all’interrogativo posto alcuni giorni fa sul Tirreno: la pista ciclopedonale è a norma? Il segretario comunale di Grosseto Leonardo Culicchi rincara la dose: «Il sindaco afferma che non ci sono pericoli. Io credo che ce ne siano molti e se succede qualcosa sappiamo già chi sarà il responsabile». —

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