Il Tirreno

Grosseto

tribunale 

Una coppia raggirata con un falso incidente «Servono 2.200 euro»

Pierluigi Sposato

Prima le telefonate poi un finto avvocato aveva ritirato i soldi «Ci dissero di irregolarità assicurative per nostro figlio» 

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«Signora, se lo ricorda l’uomo che era venuto a casa sua? Lo vede in aula? Lo sa riconoscere in queste foto?». La signora Margherita, non ancora settanta anni, abitante a Monte Argentario, non lo individua nelle 13 foto che le vengono mostrate dal sostituto procuratore Giampaolo Melchionna. Ma sia lei sia il marito tre anni fa, quando i carabinieri li chiamarono per far vedere loro le foto, non ebbero dubbi nel riconoscere entrambi e separatamente la medesima persona come quella che era venuta a casa loro per ritirare 500 euro e dell’oro. Era il “prezzo” che l’avvocato (finto) aveva concordato con loro per telefono per sanare le irregolarità assicurative attribuite a loro figlio, rimasto coinvolto in un incidente che invece non esisteva.

Nell’aula di Tribunale si celebra il processo per una delle tante truffe ai danni degli anziani attuate mediante i falsi incidenti. Sotto accusa, perché ritenuto responsabile, c’è Piero Mario Migliaccio, 51 anni, di Salemi. È presente, accando all’avvocato Simona Daviddi. Il brigadiere che sarà sentito alla prossima udienza, a ottobre, dirà perché le indagini avevano portato a lui. Lo stesso imputato sarà interrogato.

Quali le modalità contestate? Prima aveva telefonato il presunto assicuratore: «Suo figlio è in caserma: c’è stato un incidente stradale, ci sono irregolarità nella copertura assicurativa. Fra poco chiami il maresciallo Seta dei carabinieri di Orbetello». Subito dopo aveva chiamato il presunto maresciallo Seta, confermando l’incidente e spiegando che sarebbero serviti 2.200 euro per coprire le irregolarità assicurative. «Verrà un avvocato a prendere il denaro».

«Ma io tutti quei soldi non li avevo a casa – ha detto Margherita ai giudici del collegio - Avevamo allora concordato per 500 euro. Mi avevano chiesto se avevo dei gioielli in casa ed eravamo rimasti d’accordo anche per quelli». In tutto 6.000 euro. La signora Margherita era stata presa dall’agitazione, quel giorno (era il 26 aprile 2016), ma in aula ha confermato tutte le modalità. Le telefonate a casa erano arrivate una dopo l’altra, incalzanti, per non permetterle di chiamare il figlio. Che lavora spesso fuori ma che in quei giorni era proprio in zona. «Volevo andare in caserma ma mi era stato detto che non sarebbe stato possibile vederlo. Avevo chiesto come sarei potuta tornare in possesso del denaro e mi avevano dato un codice. L’ho segnato su un foglietto». Un codice tipo Abc e seguito da cifre, fasullo anche questo, come fasulla era tutta la storia. Un foglietto consegnato dal pm al collegio (Adolfo Di Zenzo presidente, Giovanni Puliatti e Beatrice Bechi). Subito dopo era arrivato un uomo a casa, “l’avvocato”: «Era distinto, ben vestito» e ha dato una descrizione somatica. «Ha preso il denaro e l’oro che avevo messo sul tavolo ed è andato via. E per il ritiro? chiesi: “Come da accordi”, mi fu risposto».

Quando “l’avvocato” usciva, stava rientrando a casa il marito della signora. Era appena andato, invano, all’ufficio della compagnia assicuratrice del motorino del figlio («era chiuso»). Anche lui ha dato la descrizione: «Sui 45 anni, riccioletto, moretto». E ha spiegato che, quando la telefonata era arrivata, lui era in garage ed era salito dopo che la moglie lo aveva chiamato. Poi si era precipitato all’ufficio dell’assicurazione. Era tornato, aveva chiamato il figlio: «Ma quale incidente? Io sono a casa che imbianco», aveva risposto. Così Margherita e il marito avevano capito che erano stati presi in giro, ed erano andati dai carabinieri, quelli veri, per fare denuncia. —

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