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Edicolanti, la protesta in città Locandine a testa in giù

Francesca Ferri
Edicolanti, la protesta in città Locandine a testa in giù

Il Sinagi chiede un confronto con gli editori per il rinnovo del contratto di servizio Il segretario Galgani: «Aggi troppo bassi, settore in difficoltà: va rivista la filiera»

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Locandine a testa in giù e un cartello che spiega: «Non è sonno né pazzia» ma «una civile protesta».

La protesta è quella degli edicolanti associati al Sinagi, sindacato di categoria affiliato alla Cgil, che ieri ha mobilitato i propri iscritti in tutta Italia per chiedere l’apertura di un confronto con la Fieg, la Federazione degli editori dei giornali, per rinnovare il contratto di servizio, ormai scaduto da dieci anni (fu firmato nel 2005), e ridiscuterne i termini.

In provincia di Grosseto il Sinagi conta una cinquantina di iscritti tra edicole e punti vendita non esclusivi (supermercati, tabaccherie), su un totale di circa centocinquanta.

Vendite in calo, scarsi margini per gli edicolanti, una rivoluzione digitale che ha portato a nuove modalità di lettura non sempre rispettose della legge e del diritto d’autore e che sta portando a ricadute drammatiche su chi, pur alzandosi prima dell’alba e tirando avanti tutto il giorno in uno sgabuzzino di pochi metri, fa sempre più difficoltà a rimanere aperto.

«Quello che chiediamo – spiega Gianluca Galgani, segretario provinciale del Sinagi per Grosseto e titolare dell’edicola La Vasca in piazza Fratelli Rosselli (piazza della Vasca) a Grosseto – è un tavolo nazionale per discutere tutta la filiera, dall’editore al distributore all’edicolante. Il contratto risale al 19 maggio 2005: nel frattempo è cambiato il mondo, per noi e per tutti».

Le difficoltà che incontrano le edicole sono così riassunte da Galgani: «Le vendite sono in calo perché calano i clienti – spiega il segretario provinciale – e questo perché i quotidiani si vendono ormai quasi esclusivamente a persone dai quarantacinque anni in su. Ed è difficile intercettare i ventenni». Ma non solo.

«Tante persone – prosegue Galgani – il giornale lo leggono al bar. Così, se anche la notizia raggiunge cento lettori, di copie vendute alla fine l’edicola ne ha una sola». E c’è di peggio.

«Tanti non solo leggono il giornale al bar – dice ancora il segretario provinciale del Sinagi – ma lo fotografano e poi se lo leggono in ufficio, o se lo passano su Whatsapp, o mettono le foto degli articoli su Facebook. Così facendo commettono un reato, violando il diritto d’autore, e danneggiano anche noi edicolanti». E con loro ovviamente, e innanzitutto, le aziende editoriali che si vedono “rubare” il lavoro dei giornalisti.

Un danno tanto più grave, secondo il Sinagi, visti i margini che hanno le edicole. Da quando il giornale esce dalla stampa a quando arriva nelle mani del lettore, infatti, ci sono alcuni passaggi intermedi. «Questi passaggi sono il distributore nazionale – spiega Galgani – e il distributore locale», ovvero coloro che materialmente prendono il giornale dai centri stampa e, nottetempo, li consegnano alle edicole sul territorio. «Gli aggi, ovvero la percentuale che resta all’edicolante, è circa il 18 per cento del prezzo del giornale, quotidiano o rivista che sia – dice Galgani –. Su un quotidiano che costa 1, 30 euro io ci guadagno 24 centesimi lordi, dai quali devo poi togliere le tasse statali e le spese, come la corrente o la tassa per il suolo pubblico. Se poi gli editori fanno qualche promozione, a rimetterci siamo noi».

Che le edicole stiano chiudendo in tutto il Paese non è una novità. «La cosa è cominciata da qualche anno e ora la vediamo anche a Grosseto – spiega Galgani –. Per resistere cerchiamo di dare anche altri servizi e vendere anche cose extra». Caramelle, cancelleria, servizio di ricarica dei cellulari, servizio di consegna di pacchi Amazon.

«Capisco che anche gli editori abbiano le loro difficoltà – dice Galgani – ma quello che chiediamo è di alzare gli aggi o di studiare le modalità che possano permetterci di andare avanti. Perché se le edicole chiudono, poi la gente il giornale non lo trova e non lo compra».

La mobilitazione del Sinagi va avanti da tempo. «Nei mesi scorsi il sindacato ha proposto di aumentare di 10 centesimi il costo dei giornali per darne 7 agli edicolanti e 3 ai distributori – spiega Galgani –. L’altra proposta fatta è quella di prevedere un servizio maggiorato per i bar che danno ai clienti la possibilità di leggere il quotidiano. Perché se un bar vuole trasmettere le partite di Sky ha un contratto molto più costoso rispetto a un privato cittadino che si guarda Sky a casa, mentre se compra il giornale, e lo fa leggere a tutti, paga lo stesso prezzo di chi il giornale se lo compra da solo? Quello che notiamo, però, è un muro contro muro. Serve invece più sinergia tra editori ed edicolanti». —



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