Il Tirreno

Grosseto

l’inchiesta 

Centinaia di quintali di rifiuti non autorizzati: 45 indagati

Francesca Gori
Centinaia di quintali di rifiuti non autorizzati: 45 indagati

Blitz dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico in un’azienda grossetana Acquistava ferro vecchio dai privati che lo vendevano senza avere la licenza

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L’inchiesta che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 45 persone, di Grosseto, di altre zone della provincia ma anche del Viterbese e dell’Aretino, è partita con un normale controllo che i militari del Noe hanno fatto cinque anni fa in una società che si occupa di raccolta e smaltimento rifiuti, la Busisi Ecologia srl.

È stato quel controllo a dare il la all’indagine coordinata dal sostituto procuratore Anna Pensabene che ha portato al sequestro di centinaia di tonnellate di rifiuti che erano state raccolte dalla società senza che chi portava il materiale avesse di fatto le autorizzazioni per farlo.

Rame, bronzo, ottone, alluminio, piombo, cavi, apparecchiature ormai fuori uso: materiale non pericoloso che però, per essere raccolto e per essere poi venduto, aveva bisogno che i raccoglitori avessero ottenuto l’autorizzazione per farlo.

Per questo, 44 persone sono state indagate per raccolta e commercio di rifiuti non pericolosi. Un reato che nel caso dei conferitori potrà essere sanato con una sanzione amministrativa e che sarebbe stato commesso in concorso con l’amministratore delegato della società, che per più di un anno – il periodo preso in esame dai carabinieri del Noe – ha acquistato tonnellate e tonnellate di materiale pagando anche mille euro per ogni conferimento.

Di materiale, ne è stato portato parecchio: tra i raccoglitori c’erano veri e propri “professionisti” del settore che in un anno hanno effettuato anche cento conferimenti ciascuno. Il materiale poi, veniva rivenduto a prezzi di mercato. Ma c’era anche qualche pensionato, che si è ritrovato ora con un avviso di garanzia, che aveva portato del materiale all’azienda, senza però essere autorizzato, per arrotondare il magro stipendio percepito dallo Stato.

I rifiuti che venivano acquistati dalla Busisi ecologia non erano pericolosi. E, in alcuni casi, il conferimento da parte dei privati è anche ritenuto lecito: si può infatti svuotare una cantina e portare alle aziende specializzate quello che deve essere smaltito. Ma per le quantità che per più di un anno sono state inviate all’azienda, c’era bisogno di un’autorizzazione.

I carabinieri hanno scoperto quindi un giro d’affari di alcune centinaia di migliaia di euro, con un numero di conferimenti superiori ai quattro all’anno che sono concessi dalla legge ai privati e che non possono, in totale, superare i cento chilogrammi.

I militari hanno lavorato per due anni a questa inchiesta che si è conclusa quindi con quarantacinque nomi iscritti nel registro degli indagati per la gestione illecita dei rifiuti.

Attività che la società ha cessato già alla fine del 2015 quando ha scoperto che non poteva acquistare quel tipo di materiale da privati cittadini per le quantità che venivano conferite al deposito. Da allora, i conferimenti sono risultati regolari. —

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di Redazione web