Sicurezza
Liberi dalla tortura di code e parcheggi se si usassero due ruote, piedi e bus
Segnali dall’Avana: la mobilità alternativa è ancora un miraggio nella nostra città
Stefano adami
Chissà se è vero, come diceva Sciascia, che gli italiani non credono nelle idee. Nel fatto che le idee possono cambiare le cose. Chissà.
Gli ultimi anni potrebbero suggerire il contrario. Gli italiani credono nelle idee. Con un debole per quelle sgangherate, arrivate sbracciando, chissà come. Ma luccicanti. Filanti come stelle. Una cosa però è accertabile. Gli italiani non credono nei piedi. Non credono in bici. Credono poco nei pubblici mezzi.
Ancor meno nell’acqua. Un paese come il nostro, una strisciolina nel mare, snobba il trasporto liquido. Naturale. Gli itali sono inclini dalla nascita ad andare a comprare gli stuzzicadenti in auto. Tendono ad accompagnare in macchina il bimbo dall’amichetto che vive sotto casa. Parcheggiando, è normale, in sesta fila, a motore acceso. Sgassamento libero. Accelerare sciolto sulle strisce.
Il riscaldamento globale non c’è. Lo scioglimento dei ghiacciai si vede solo in filmati finti, come quello dell’uomo che cammina sulla luna. Complotti degli scienziati. Feich nius. O di quella bimbetta nordica che va a protestare in giro contro l’indifferenza del mondo sui temi ambientali.
La fanatichella. L’avete vista, no, negli incontri internazionali? E anche se esiste, questo riscaldamento globale. Colpa di indiani, cinesi, statunitensi. Gli itali che andrebbero in macchina anche a letto a dormire non c’entrano nulla. Poarini.
Fabio Fazio non ha mai sollevato la questione. Forse Saviano l’ha mai detto?
Osservate le nostre città. Anche la nostra città del piccolo corno di Toscana. Rari ciclisti s’arrischiano ad usare la bici per andare a lavoro, a scuola, nei luoghi dei doveri quotidiani. Per forza. L’uso della bicicletta è un invito a ledere il pedalante. Può portare anche alla lesione definitiva. Ancora meno sono i pedalatori che usano il velocipede per motivi turistici.
E i piedi? Pochi. Certo: che realtà totalmente diverse sarebbero i nostri aggregati urbani se gli abitanti credessero davvero nei mezzi alternativi. Meno rumorosi, molto meno rumorosi. Molto meno sporchi. L’aria assai più respirabile. Più contatto umano. Forse sarebbero città più faticose.
Ma solo in apparenza. Andando con lentezza, i peripatetici potrebbero finalmente cogliere le piccole percezioni offerte dal gran mondo.
E guardare in modo diverso alle loro giornate, agli obblighi quotidiani. Guardare anche alla propria persona, e persino ai simili, in modo diverso. Meno rabbioso, meno risentito, meno affrettato. Liberi dalla tortura di code e parcheggi.
Ma no. Qui si crede soprattutto alla velocità. La lentezza non ha molta strada. —
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