Sicurezza
Appropriazione indebita, commercialisti imputati
nuovo fascicolo aperto nei confronti di evans capuano
FOLLONICA. Nuovo guaio giudiziario per il commercialista follonichese Evans Capuano, già sotto accusa per un sistema di presunte estorsioni (il processo è in corso davanti al collegio). Ieri mattina, davanti al giudice Adolfo Di Zenzo, prima udienza del processo per appropriazione indebita che lo vede imputato insieme alla moglie Elisabetta Podestà: il sospetto della Procura è che il professionista abbia tenuto per sé oltre 212mila euro, frutto della differenza tra i bonifici effettuati dalla De Angelis group srl (commercio di prodotti ortofrutticoli) sui conti di Capuano perché il suo studio pagasse gli F24 (412mila euro) e la somma realmente impiegata (200mila euro), come dalle attestazioni dell’Amministrazione finanziaria. Il periodo contestato dall’accusa - in aula il viceprocuratore onorario Massimiliano Tozzi - è quello gennaio 2013-febbraio 2014.
E ieri c’è stata anche la costituzione di parte civile del liquidatore della società follonichese (ma poi tornata a Bologna), Giuseppe De Angelis, rappresentato dall’avvocato Alberto Bancalà, che ha già quantificato in ben 3 milioni di euro la richiesta danni. Perché la parte civile collega questa vicenda a quelle inerenti il fallimento della società (sentenza del 2014). Giuseppe De Angelis aveva inviato in precedenza un esposto-querela alla Procura per segnalare il comportamento di Capuano, incaricato dalla società della predisposizione dei bilanci, della gestione delle buste paga e di tutti gli adempimenti previdenziali e fiscali. De Angelis aveva notato, consultando il “cassetto del contribuente”, che quei 212mila euro sarebbero rimasti a Capuano, senza alcun motivo. A nulla, aggiunge De Angelis nell’atto di costituzione, sarebbero servite le proteste e anzi Capuano avrebbe negato decisamente di essersi impossessato di quelle somme. Nell’ambito di una causa civile promossa dalla curatela fallimentare, erano emerse delle ricevute che avrebbero dimostrato la restituzione nelle mani di De Angelis della differenza. Un passaggio contestato da De Angelis, che fa notare tra l’altro l’anomalia delle somme enormi che sarebbero state movimentate in contanti. E se ciò fosse vero, aggiunge l’imprenditore, lui stesso sarebbe passibile di appropriazione indebita se non di distrazione fallimentare, perché avrebbe intascato somme di proprietà della società fallita. Nei suoi scritti, De Angelis attribuisce anche a Podestà, oltre che a Capuano la responsabilità dell’appropriazione indebita, per le funzioni apicali che quest’ultima svolge nello studio. E tale appropriazione, secondo la parte civile, è da porre in relazione diretta con il fallimento, perché lo avrebbe causato, con un’esposizione debitoria della De Angelis group srl e dello stesso Giuseppe De Angelis per 3 milioni di euro. Da queste considerazioni nasce la richiesta danni di pari importo.
Il giudice ha fissato per il prossimo mese la prima udienza per il dibattimento, nella quale saranno ascoltati i testimoni. Capuano e Podestà sono assistiti dall’avvocato Guiscardo Allescia. —
Pierluigi SPosato
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