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Wc pubblici automatici rotti e fuori uso, il Comune è pronto a toglierli: "Inutile ripararli"

Francesca Ferri
Wc pubblici automatici rotti e fuori uso, il Comune è pronto a toglierli: "Inutile ripararli"

Installati esattamente 20 anni fa, i cubi color salmone sono in abbandono e preda di vandali. Il Tirreno li ha testati

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GROSSETO. Quel “richiamo” a cui non si può derogare mentre si fa jogging al Parco Giotto. Quello stimolo impossibile da far tacere mentre si gironzola tra le bancarelle del mercato il giovedì mattina. Quel bisogno impellente che prende appena si è parcheggiato al Vallo degli Arcieri. Quando pipì e pupù chiamano e all’orizzonte spunta uno dei wc automatici a gettoni – quei box color salmone dislocati in alcune strade di Grosseto e frazioni – è consigliabile stringere denti e pavimento pelvico e andarsi a cercare un bar che consenta l’uso del gabinetto.

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Installati nel 1999

A vent’anni esatti dalla loro installazione i bagni automatici sono fuori uso. Era il 12 febbraio 1999 quando Il Tirreno pubblicò la comunicazione del Comune dell’installazione di «moderni impianti autopulenti»: sei a Grosseto (piazza De Maria, via Ximenes, viale Porciatti, via Giulio Cesare, piazza della Stazione e parcheggio dell’ospedale), uno ad Alberese, Braccagni, Istia d’Ombrone, Principina a Mare, e due a Marina di Grosseto. Negli anni se n’è aggiunto uno al Parco Giotto.

Sporcizia e vandali

All’epoca bastavano 500 lire per avere quindici minuti di gabinetto tutto per sé. Altri tempi, altra storia.

Oggi servono 50 centesimi, ma sarebbe più corretto dire “servirebbero”. Da tempo immemorabile questi bagni sono inutilizzabili. Sporchi, rotti, danneggiati, non funzionanti, vandalizzati: un climax discendente che da qualche anno ormai ha raggiunto un proprio equilibrio. Le porte non si aprono e chi ha bisogno del gabinetto lo cerchi altrove.

Ladri di monete

Ieri mattina Il Tirreno ha provato a testarne qualcuno. In viale Porciatti il wc è incerottato da nastro bianco e rosso, da una transenna e da un cumulo di rete arancione da cantiere. Uno dei pannelli è smontato.

In via Ximenes il cubo rosa dall’esterno sembra a posto. Avvicinandosi si nota che la congiuntura tra i pannelli che compongono le pareti esterne è leggermente scostata. Non c’è alcun cartello che indichi se funziona o meno. Solo sulla porta c’è un foglio mezzo strappato sul quale qualcuno ha vergato a mano, con la penna blu, la scritta: “Guasta. Ruba i soldi!”. Proviamo lo stesso a mettere 50 centesimi (la macchinetta non dà resto) e a premere il pulsante di apertura delle porte. La moneta sparisce, a porta resta chiusa. Un’ambulante si avvicina: «Sono anni che non funziona – dice – L’hanno sistemata quando ci furono le elezioni, poi si è rotta di nuovo. Ora gli unici che si vedono intorno sono dei tizi che aprono il pannello, rubano i soldi dalla cassetta e se ne vanno via».

Poco più in là, in piazza De Maria, il wc sembra anch’esso a posto. Nessun cartello che indichi che è fuori uso. Anche qui la macchinetta non dà resto. Tocca andare al bar a farsi cambiare i soldi. «No, non funziona. Ma se vuole può usare il nostro bagno: non serve consumare», dice il barista gentilmente.

Usciamo, proviamo lo stesso a inserire 50 centesimi. Stavolta risbucano dalla fessura più in basso. «È fortunata – dice un signore che pulisce il vetro della sua auto parcheggiata lì –. Io vengo qui tutti i giovedì, porto mia moglie al mercato e la aspetto qui. Diverse volte ho visto un paio di ragazzi sui trent’anni che aprono la parete del bagno e prendono le monete».

Al Parco Giotto invece sulla porta del bagno è attaccato un ottimistico cartello: “Servizio in corso di ripristino”. Più che ottimismo, però, è una bugia, visto che il Comune non ha alcuna previsione di ripararlo.

«Li toglieremo»

L’amministrazione comunale è intenzionata a rimuovere tutti i wc. «Due anni fa ci è costato più di 110mila euro mantenere questi wc in esercizio per un anno, per un incasso di quanto? Tre euro all’anno?», spiega l’assessore Giacomo Cerboni. «Sono strutture che non riusciamo a tenere funzionanti perché continuamente danneggiate. Per di più sono vecchie, fatte con dei pezzi che ha solo la ditta costruttrice. Abbiamo pensato di vedere se qualche privato voleva prenderle in gestione ma, non essendo un attività redditizia, non si trova nessuno». Che fare? «Pensiamo di toglierli», spiega Cerboni. Quanto al servizio ai cittadini che verrà a mancare, «non è un servizio nemmeno tenere cose che poi non funzionano», conclude. —
 

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