Il Tirreno

Grosseto

Rubavano auto per vendere pezzi di ricambio: condanne pesanti

La polizia stradale
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La polizia stradale

Si chiude il processo per cinque persone accusate di associazione a delinquere: pene tra tre anni e sei mesi e sette anni

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GAVORRANO.Riciclavano auto rubate demolendole e cannibalizzandone i pezzi: in sette - sei uomini e una donna - furono arrestati dagli uomini della polizia stradale nell'agosto 2005. Accusati di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e alla distruzione di documenti di circolazione e targhe, con loro finirono nei guai altri tre, che furono solo indagati. Ieri, giovedì 21 febbraio al tribunale di Grosseto, si è concluso il processo con rito abbreviato nei confronti di cinque dei sette indagati, accusati dalla Procura per i reati di furto aggravato,
riciclaggio, reimpiego di beni di provenienza illecita, truffa ai danni dell'assicurazione, simulazione
di reato, soppressione di targhe e documenti, violazione di sigilli. L'indagine è stata svolta dagli uomini della polizia stradale che aveva tratto spunto da un controllo amministrativo effettuato dal personale della stradale nella sede della ditta di autodemolizioni "F & M" che si trova alla Merlina nel comune di Gavorrano: i poliziotti avevano subito rilevato alcune anomali nella vendita al dettaglio di pezzi di ricambio.

Si trattava sempre di pezzi di ricambio di autovetture di recente costruzione, difficilmente reperibili sul mercato dell'usato.
L'attenzione degli investigatori si è focalizzata, all'inizio, sui responsabili della ditta, tra i quali Federica Ludovico, 29 anni, figlia e ritenuta essere solo prestanome di suo padre Stefano Ludovico, 53 anni che insieme a Salvatore Diaco, 50 anni, sono stati indicati come i veri artefici e capi dell'associazione per delinquere in esame, frnalizzata al riciclaggio di autovetture di recente costruzione.

L'attività investigativa ha permesso di accertare, inoltre, che Ludovico e Diaco si erano avvalsi anche di altri quattro uomini, che quali avevano il compito di reperire, nella provincia di Milano, le autovetture richieste dai gestori dell'autodemolizione. I mezzi, che venivano rubati utilizzando sofisticate allrezzatture elettroniche prima che il proprietario potessero accorgersi del furto, venivano portate a Grosseto e lasciate parcheggiate sulla strada per non destare alcun sospetto.

Successivamente, le auto, che arrivavano con gli stessi capi dell'organizzazione alla guida venivano portate all'autodemolizione per essere smontate in tutte le parti meccaniche e di carrozzeria. I numeri identificativi del telaio venivano accuratamente "molati" per impedire che si risalisse all'autovettura da cui erano stati smontati.
Durante I'attività tecnica sono stati monitorati tutti i passaggi delle auto rubate poi smontate nell'officina F.M. rilevandone anche i passaggi autostradali. Le auto rubate e smontate nel breve periodo delle indagini (due mesi) sono state ben nove. Insieme a Salvatore Diaco e Stefano Ludovico sono stati condannati, con pene che vanno dai 3 anni e sei mesi a sette anni di carcere anche Giuseppe Alfano, Salvatore Callipari, Rino Cacace e Giovanni Mereu.

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