Il Tirreno

Grosseto

Dal bitcoin alla sfida per i cibi genuini con testimonial il Morellino di Scansano

Giovanna Mezzana
Dal bitcoin alla sfida per i cibi genuini con testimonial il Morellino di Scansano

Startup applica la tecnologia della criptovaluta contro la contraffazione alimentare. E il Consorzio del vino Docg la testerà

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Si chiama Foodchain; è un’impresa neonata, “intraprendente” e che muove da un progetto innovativo e tecnologicamente avanzato (cioè è una startup). E può rappresentare la chiave di volta contro la contraffazione dei cibi che Madre Natura porta sulle nostre tavole. Un sogno per Confagricoltura, Cia, Coldiretti e per tutte le imprese agroalimentari che lavorano virtuosamente ed eticamente. Un sogno che diventa realtà. Dove? In Maremma. Grazie a BeeCoFarm, incubatore e acceleratore d’impresa – cioè una culla dove un’idea imprenditoriale viene crogiolata e poi portata a battesimo – che è al servizio dello sviluppo del settore agricolo-tecnologico (Agte-ch) e che si ispira allo strabiliante modello organizzativo (e etico) degli insetti più evoluti della Terra: le api, in inglese bee, appunto. Ebbene, Foodchain “entra in accelerazione” come si dice “in gergo”. E in tutto questo anche un “ente” che tutela un prestigioso brand ad alto tasso di maremmanità – Il Consorzio del Morellino di Scansano Docg – avrà un ruolo da protagonista.

L’Incontro e l’idea
BeeCoFarm, che ha sede in via de’ Barberi, ed è il marchio di Lg Venture, società di un team di imprenditori, commercialisti e avvocati, accoglie sotto la propria ala Foodchain, startup innovativa del settore agroalimentare che si prefigge l’obiettivo di tracciare i prodotti lungo tutto la filiera. Fondata nel 2016 tra Block (società di ingegneria) e Kaboom (software house), Foodchain è un’idea di Marco Vitale e Davide Costa – ingegneri – e Fabio Fiori, informatico. Tutto ruota intorno alla tecnologia blockchain – tradotto, “catena di blocchi” – la tecnologia informatica che sta alla base del bitcoin, la prima criptovaluta che ha catalizzato l’attenzione delle cronache. «La blockchain – spiegano i fondatori di Foodchain – può essere utilizzata per tracciare materie prime e prodotti alimentari per garantirne origine e qualità, ottimizzando l’interscambio di informazioni tra le aziende nella stessa filiera. A beneficio delle aziende e dei consumatori».

L’innovazione è qui
Grazie alla tecnologia Food-Chain, basterà inquadrare un prodotto maremmano con lo smartphone un QRcode o tag Nfc o Rfid sull’etichetta per accedere a video, immagini, certificazioni che l’azienda divulga. «Vogliamo coinvolgere le aziende maremmane – nota Giovanni Ferri, amministratore delegato di BeeCoFarm. E renderle protagoniste di questa sperimentazione grazie ai rapporti sul territorio». Ed è proprio su questo fronte che BeeCoFarm sta investendo: i rapporti con il territorio, perché questa sperimentazione l’incubatore-acceleratore avrebbe potuto farla anche altrove. E invece ha scelto la Maremma. «Stiamo lavorando con Confagricoltura – dettaglia Ferri – e abbiamo deciso di selezionare e dare questa opportunità ad alcuni consorzi locali fra cui quello del Morellino di Scansano affinché le loro aziende possano testare tecnologie digitali che avranno un grande impatto sull’efficienza e l’efficacia dei processi di tracciabilità alimentare». —
 

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