Proteste
Abuso d’ufficio e concussione Sovrintendente a processo: sospesa
La decisione è stata presa dal ministero dei Beni culturali Al centro dell’udienza un illecito edilizio ad Ansedonia
La notizia è arrivata il giorno della prima udienza che si è celebrata al tribunale di Siena. Il Ministero per i beni culturali ha sospeso la sovrintendente Anna di Bene, accusata dalla procura dei reati di abuso d’ufficio e concussione.
A giudizio con la sovrintendente sono finiti anche il marito della donna Alberto Floridi, architetto e progettista che ha l’ufficio a Roma e Alda Negroni e Massimo Tafi, proprietari della villa di Ansedonia i cui lavori di frazionamento sono finiti al centro dell’inchiesta. Parte civile è l’architetto Vanessa Mazzini, assistita dall’avvocato Carlo Valle e lo stesso Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
Tutto sarebbe cominciato nel mese di marzo di 2017 per una pratica relativa a sanatoria e accertamento di compatibilità paesaggistica dopo il frazionamento di una villa ad Ansedonia di proprietà di Alda Negroni e Massimo Tafi (ma della loro posizione se ne occuperà la Procura di Grosseto). Anna Di Bene, 66 anni, deve rispondere anche di concussione nei confronti di una funzionaria del suo ufficio, l’architetto grossetano Vanessa Mazzini che sarebbe stata anche oggetto di vessazioni (per il codice: violenza privata con lesioni, reato che il sostituto procuratore Sara Faina ha contestato alla sovrintendente).
La pratica finita al centro dell’inchiesta è quella relativa alla proprietà di Alda Negroni e di Massimo Tafi. Di Bene avrebbe agito in concorso con il marito Alberto Floridi, architetto di Roma, tecnico progettista incaricato da quegli stessi proprietari di seguire sanatoria e compatibilità (2015), da lui asseverate. La sovrintendente, secondo l’accusa sostenuta dal pm Sara Faina, avrebbe invece dovuto astenersi in base al codice interno del ministero anche e soprattutto perché in conflitto di interessi. Invece Di Bene avrebbe dato - nel 2016 - personalmente parere favorevole alla pratica nonostante il parere negativo del Comune di Orbetello e di fronte ai rilievi contrari dell’architetto Mazzini, responsabile del procedimento. Così facendo avrebbe provocato un ingiusto vantaggio patrimoniale ai proprietari, che si sarebbero trovati a pagare la sola sanzione amministrativa pecuniaria, che è scattata nel 2017. Le pressioni esercitate configurerebbero il reato di concussione da parte di Di Bene: la sovrintendente avrebbe indotto Mazzini ad accelerare l’iter e a modificare il proprio parere negativo con la minaccia di avocare a sé la pratica, che si era conclusa con due mesi di anticipo con parere favorevole per le opere di frazionamento al piano seminterrato paesaggisticamente abusivo.
La funzionaria aveva manifestato perplessità sulla pratica a causa dell’aumento di volume e di superficie rispetto allo stato autorizzato. Ancora Di Bene deve rispondere di violenze e minacce: il demansionamento per due mesi di Mazzini (indotta poi a sottoscrivere una domanda per riottenere la riassegnazione); il procedimento disciplinare a carico della stessa funzionaria (un richiamo verbale) che sarebbe stato adottato con scopo ritorsivo dopo che l’architetto aveva parlato con la polizia giudiziaria; il no ritenuto pretestuoso alla domanda di distacco al Polo museale avanzata anche per motivi di salute dall’architetto Mazzini; le richieste pretestuose o anomale nei suoi confronti; l’aver causato una forma di depressione, tale da rendere Mazzini inabile al lavoro per 40 giorni. —
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