Attenzione
Ago, filo e disegni: riscatto delle vittime
Sette donne seguite dal Codice rosa imparano a cucire Nel team anche il designer dei Conte of Florence e Peutery
Un laboratorio di sartoria per riprendere in mano la propria vita, un ago e un filo per ricucire le ferite del passato: il laboratorio nato in zona industriale a Follonica grazie alla sinergia di tante realtà diverse è il riscatto di sei donne vittime di violenza. A queste si aggiunge anche Morri, un giovane sarto africano ospite di un centro di accoglienza di Grosseto.
Quello realizzato dalla cooperativa sociale Gerbera Group insieme al centro per l’impiego di Follonica, all’associazione Olympia De Gouges e all’agenzia formativa Altra Città, è un progetto di formazione professionale che vuole mettere nelle mani delle sette persone interessate un mestiere per ricominciare a vivere serenamente lasciandosi alle spalle il passato.
Un percorso professionale ma anche umano ed etico: le ragazze, tra i 28 e i 45 anni, e l’unico allievo maschio, insieme alle tre insegnanti stanno imparando i rudimenti del mestiere.
L’obiettivo è l’apertura di un e-commerce dove vendere i propri abiti pensati, disegnati e cuciti guardando anche al riciclo delle stoffe. Un corso molto impegnativo, di 900 ore, che sta portato i suoi frutti: arrivate a metà del percorso le allieve e l’allievo sono già in grado di concepire e realizzare abiti di ottima fattura. La qualifica finale è quella di “addetto alle operazioni di realizzazione di prototipo di abbigliamento”. Ad immaginare l’ambizioso progetto sono state le sorelle Debora e Raffaella Caramelli della Gerbera Group, una cooperativa sociale specializzata nell’inserimento lavorativo di persone appartenenti a categorie svantaggiate.
A contribuire al progetto è poi stata l’associazione Olympia de Gouges: «Volevamo realizzare delle piccole cose da vendere per finanziare l’associazione – spiega Debora – ma le volontarie del centro antiviolenza ci hanno spiegato che sarebbe stato molto più utile dare delle professionalità. Così ci siamo messe a lavoro». Il progetto, grazie al grande entusiasmo delle organizzatrici ha poi toccato anche Riccardo Coppola, grande nome della moda toscana, designer di marchi come Conte of Florence o Peuterey. Coppola ha visto il potenziale del progetto e ha deciso di supportarlo: ha fatto portare in laboratorio tante stoffe diverse sulle quali potersi esercitare e sta collaborando attivamente con le organizzatrici per permettere alle nuove sarte di entrare nel mondo del lavoro.
Le donne impegnate nel corso, tutte uscite da percorsi di recupero e vittime di violenza, possono anche contare su un contributo della Regione Toscana, arrivato grazie all’interessamento di Laura Cappuccini, responsabile del centro per l’impiego di Follonica: «Ho seguito il progetto dall’inizio e per agevolare queste donne ho cercato il contributo della Regione, grazie ad una mia richiesta è poi stato garantito loro un contributo in più». Le donne possono adesso contare su 2.700 euro per tutta la durata del percorso lungo sei mesi. «Sono questi i progetti che mi rendono orgoglioso della città – ha commentato il sindaco Andrea Benini – Qui si nota la cura e l’amore per ogni dettaglio. Con questo progetto non si è data semplicemente dell’assistenza a delle persone ma si è regalata la libertà». —
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