Sicurezza
Nasce il gruppo Pastori liberi, in 800 per difendere i diritti
La guerra sul prezzo del latte coalizza gli allevatori «Ad oggi nessuno ci protegge e fa crescere il comparto»
«Mai più sotto un euro». Nel centro Italia vede la luce il gruppo Pastori liberi, movimento spontaneo di allevatori ovini che in gran parte raccoglie pastori della provincia di Grosseto. I Pastori liberi chiedono di essere invitati al tavolo del ministero dove si parla di latte sardo e continuano la guerra a oltranza fino a quando non sarà conclusa con la vittoria dei pastori dell’Italia centrale. «I problemi del centro Italia sono diversi da quelli della Sardegna», osservano.
Il gruppo nasce con le manifestazioni che sono seguite a quelle della Sardegna, con il latte rovesciato in terra per rivendicare un prezzo equo del “sangue bianco”, per il quale il governo ha proposto 72 centesimi comprensivi di Iva. Ma i pastori di Toscana, Umbria e Lazio non ci stanno a questo prezzo e proseguono le loro manifestazioni per rivendicare i propri diritti e continuano a gettare via il latte pur di non consegnarlo agli imprenditori dell’industria casearia.
Il messaggio è chiaro: «Prima che svendere il latte, meglio buttarlo». «Il lavoro del pastore, uno dei più antichi del mondo, diventa oggi oggetto di sfruttamento da parte di chi con pochi spiccioli crede di poter comprare la nostra dignità», tiene a specificare il gruppo, il quale preferisce non indicare un portavoce «perché – sostiene – il nostro scopo è essere un gruppo, quindi niente nomi. Nessuno vuole vetrine».
Questo movimento spontaneo si definisce un gruppo di allevatori senza bandiera, libero da ogni etichetta e sottolinea: «Ad oggi nel 2019 nessuna classe politica, nessuna associazione di categoria protegge i nostri diritti e cerca di far crescere il comparto».
I pastori che adesso si sono costituiti in movimento sono gli stessi che erano in piazza a Gallina, a Grosseto, a Viterbo, Montalto di Castro, a Radicofani. Oggi dalle 10 alle 14 una manifestazione è stata preparata a Perugia al parcheggio di Umbria Jazz. «E tante altre ci saranno», dicono.
La modalità per costituire il movimento è nata da una raccolta firme «avviata per identificarci come “Pastori liberi” – spiegano – in modo da essere noi i protagonisti del nostro futuro e arrivare a un tavolo di discussione senza delegare personaggi che fino a oggi non hanno fatto i nostri interessi». E aggiungono: «Al momento sono state raccolte in pochi giorni 800 firme di allevatori che condividono la nostra protesta. Noi del comparto Lazio, Umbria e Toscana abbiamo inviato una email al ministero delle Politiche agricole e forestali, chiedendo di essere presenti al tavolo indetto per domani, in quanto le esigenze che presentano queste tre regioni sono completamente differenti rispetto a quelle della Sardegna. «Questa è una guerra impari – dicono – ma non intendiamo arrenderci perché stiamo lottando per il nostro futuro, non intendiamo accontentarci dell’elemosina che ci è stata proposta, intendiamo lottare ad oltranza fino a quando non otterremo quel che chiediamo. Il prezzo del latte ovino non sia mai più sotto un euro». —
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