Sicurezza
La “cassa” è fuori o dentro? Il quesito ancora irrisolto
Non è chiaro che cosa la norma intenda per “prestazioni equivalenti”; gli addetti ai lavori si chiedono se siano i periodi coperti dagli “ammortizzatori”
grosseto. Non tutto è ancora chiaro agli addetti ai lavori di come funzioni Quota 100, cioè la proposta per anticipare l’età pensionabile riservata ai lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, alla gestione separata dell’Inps e ai fondi sostitutivi ed esclusivi dell’assicurazione generale obbligatoria.
Con la circolare 11/2019, l’Inps ha chiarito un punto lacunoso del decreto: per poter andare in pensione è necessario che dei 38 anni di contributi, 35 anni siano stati effettivamente lavorati, dunque «al netto dei periodi di malattia, disoccupazione e/o prestazioni equivalenti – sottolinea Andrea Ferretti, segretario organizzativo della Cgil di Grosseto – Significa che un lavoratore non deve aver fatto, nell’arco dei suoi 38 anni di contributi, più di tre anni di malattia e/o non deve aver percepito più di tre anni di disoccupazione». «Ad oggi però – puntualizza Ferretti – deve essere anche chiarito un altro passaggio, nella circolare dell’Inps: quello sulle “prestazioni equivalenti”. Che cosa si intende per prestazioni equivalenti? Lo sono la cassa integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga a zero ore e la mobilità ordinaria e in deroga? Pare che saranno incluse nel calcolo». E la risposta a questo quesito non è secondaria per chi lavori e/o abbia lavorato per una realtà aziendale che abbia fatto ricorso negli anni ai più diffusi strumento di sostegno al reddito.
«I lavoratori devono anche essere consapevoli – aggiunge Ferretti – che uscendo con Quota 100 la pensione sarà calcolata su quei contributi maturati, quindi risulterà inferiore rispetto a quella che verrebbe maturato rimanendo a lavoro e andando in pensione con la Legge Fornero pura (67 anni di età e 43 anni di contributi). Uscendo con Quota 100 inoltre lo stesso lavoratore perde il bonus previsto dalla Riforma Fornero per l’età e anche la possibilità di lavorare ancora dopo la pensione e quindi maturare altri contributi che potrebbero rimpinguare l’assegno; tale possibilità però tornerebbe a portata di mano raggiunti i 67 anni di età». –
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