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Grosseto

lavoro e futuro 

Quota 100: "Scusi, ma a me quanti soldi tolgono dalla pensione se ci vado prima?"

Pierluigi Sposato
Maria Grazia Norcini, responsabile del patronato Inas Cisl di Grosseto
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Maria Grazia Norcini, responsabile del patronato Inas Cisl di Grosseto

Le domande dei grossetani al patronato Norcini (Inas): "A tutti diciamo: nessuna penalizzazione"

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GROSSETO. Uomini e donne, ben assortiti, sia del pubblico impiego che di altri settori. Accomunati però da un pensiero fisso: «Scusi, ma quanto mi tolgono dal rateo se in pensione ci vado prima?». Domanda invariabile che Maria Grazia Norcini, responsabile del patronato Inas Cisl di Grosseto, si è sentita fare invariabilmente, ogni volta che qualcuno si è seduto nel suo ufficio di via Senegal.

Anche ieri il patronato era aperto, per raccogliere i dubbi dei grossetani che hanno sentito parlare di quota 100 (la somma di 62 anni di età e 38 di contributi) e vogliono saperne di più. «Finora abbiamo ricevuto circa 300 persone, arriviamo a 360 se ci mettiamo le zone della provincia», dice Norcini. «Abbiamo fatto consulenze già da agosto, quando di quota 100 c’era solo il sentore e tutto era incerto». Domande che in queste settimane fioccano anche negli altri patronati, mentre i Caf si attrezzano per il reddito di cittadinanza.

Quanti sono in provincia gli interessati da quota 100?

«Credo seimila-settemila - risponde Norcini - anche se l’anno scorso l’Ape sociale ha dato una bella sfoltita. Guardi che la quota 100 è comunque una scelta: tanti possono usufruirne ma bisogna poi vedere quanti lo scelgono. Rispetto alla Fornero non è un toccasana. Chi ha due figli in casa da mantenere in pensione non ci va. A tutti diciamo: non ci sono penalizzazioni, come invece è stato erroneamente interpretato».

Più autonomi o dipendenti?

«Dipendenti. Però da noi è venuto anche chi ha un negozio nel paesino: ci rimettono e chiedono informazioni, anche perché dovrebbero pagare per arrivare alla contribuzione Inps prevista. Chi ha preso un leasing o dei finanziamenti deve necessariamente rimanere aperto. Ci sono appunto gli autonomi che si apprestano a chiudere l’attività ma sono in attesa di veder arrivare alcune entrate: e fino a quel momento non possono chiudere la partita Iva. E poi ci sono i disoccupati, fuori da tutte le tutele».

Girolamo Ascone, 63 anni ad aprile, è proprio un disoccupato del settore edile. È appena uscito dall’ufficio di Norcini con una cartelletta in mano: «Mi mancano due mesi ai 38 anni. Ma il lavoro non si trova, nel mio settore come in altri ma soprattutto nel mio. Chi mi assume a questa età? Sono venuto a informarmi, non so se ci rientro. Il mio non è considerato un lavoro usurante: eppure ho sempre lavorato fuori, con qualsiasi tempo. Tra l’altro in edilizia chi è che lavora per tutto l’anno di fila e per tanti anni? Nessuno. Si lavora per sei mesi, un anno, forse. Io? Io non lavoro da quasi cinque anni». Ascone, moglie che lavora e un figlio che studia, prende una pensione di invalidità: «Ma che sono inidoneo non è scritto da nessuna parte. L’ufficio di collocamento mi dice che non c’è lavoro per me. Ce ne fosse, io lavorerei fino a 70 anni. E poi: posso chiedere di integrare volontariamente? Sentiamo l’Inps cosa mi dice». Pessimista? «No, ottimista. Io ci credo, speriamo in qualcosa di positivo».

Tutt’altro problema quello rappresentato da Loredana Giganti, dipendente di Ferrovie: «Ho già i requisiti per quota 100: 62 anni più 41 e 4 mesi. Chiedo se mi conviene andare subito o ad agosto, quando avrò 41 anni e 10 mesi. Ho sempre lavorato nelle Ferrovie, in ufficio, dal 1980. Grazie anche a quell’anno e mezzo che avevo maturato da ragazza lavorando per cinque estati di seguito raccogliendo la frutta, rientro nel sistema retributivo. Devo chiedere cosa è meglio, tutto qui». —


 

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