Il Tirreno

Grosseto

la sentenza 

Primario accusato di peculato con le infermiere Tutti prosciolti

Alfredo Faetti

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orbetello. L’avvocato Marco Calò, nel corso della sua arringa, l’ha definita una vicenda “desolante”. Dieci anni di processo nel tribunale di Grosseto per poi arrivare a un’assoluzione con formula piena chiesta anche dal pubblico ministero Arianna Ciavattini, che ha evidenziato le lacune nel corso delle indagini coordinate dall’ex titolare dell’inchiesta, Stefano Pizza. Finisce così l’incubo di Giuseppe Rivela, ex primario chirurgo degli ospedali di Pitigliano e Manciano, e delle infermiere Margherita Pacelli e Giovanna Petrocchi, tutti imputati con l’accusa di peculato perché, secondo la Procura, avrebbero tenuto per sé i soldi dati dai pazienti per le visite anziché versare le quote dovute all’Asl.

Le indagini sono cominciate nel 2009. Secondo il pm Pizza i tre si scambiavano i pazienti per visite o esami; ma avrebbero ricevuto da loro il denaro per il pagamento dalle prestazioni al di fuori del controllo e delle previsioni della Asl 9. Non solo: secondo l’accusa i tre indagati avrebbero usato senza versare alcun soldo anche delle ecografie realizzate con la strumentazione degli ambulatori di chirurgia di Orbetello e Pitigliano e del centro medico Fisiomed di Manciano.

Su questo secondo punto il procedimento è durato ben poco: la difesa ha dimostrato che Rivela usava l’ecografo come mezzo diagnostico e quindi senza il bisogno dell’aliquota.

Il pubblico ministero presentò ricorso sia in Appello che in Cassazione, ma su questo piano è rimasta valida la sentenza in primo grado. L’altro procedimento, quello per peculato, è andato invece avanti per anni. Il gap, stando alla ricostruzione processuale, è arrivato quando gli inquirenti hanno ascoltato la direzione sanitaria dell’epoca degli ospedali di Orbetello e Pitigliano, la quale ha riferito che il primario non faceva regime di attività divisionale (i turni) bensì portando avanti l’attività intramoenia. La prima è gratuita per il paziente, la seconda è a pagamento. «Questo ha generato una grande confusione», spiega Calò, perché la guardia di finanza a quel punto ha visionato tutte le cartelle cliniche a firma di Rivela, convinta che in quanto attività intramoenia dovesse esserci un corrispettivo. «Ma lui era il primario, non rientrava nei turni», dice l’avvocato riassumendo la linea difensiva tenuta durante tutto il processo, durante il quale ha fatto testimoniare molti pazienti i quali hanno ribadito come non abbiamo dovuto pagare nulla per le operazioni. Testimonianze e documenti che hanno portato all’assoluzione con formula piena de i tre imputati. —

Alfredo Faetti

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