Gioco
«Ce l’ho io la soluzione Prendete a prestito la tracciabilità usata nella filiera bufalina»
Gaetano Dalia, di origini campane, si occupa di allevamento da 30 anni E spiega come è stato riqualificato il segmento dei portentosi bovini
l’intervista
Gabriele Baldanzi
Il presidente dell’Associazione provinciale degli allevatori di Grosseto e vicepresidente dell’Associazione allevatori della Toscana è un imprenditore campano che da 30 anni vive nel Granducato. Si chiama Gaetano Dalia e non ha il physique du rôle del pastore. Eppure – scomparso Marcello Pallini – è considerato il decano del comparto, in cui investe da tempo energie e competenze. Il suo allevamento di bufale si trova vicino a Sticciano. Dalia chiede da tempo, con Coldiretti, che al latte di pecora sia applicato il sistema di tracciabilità del settore bufalino.
Cosa c’entra questa proposta con la clamorosa protesta dei pastori?
«C’entra e come. I pastori sardi e poi quelli toscani hanno iniziato qualche giorno fa questa eclatante forma di protesta sulla scia, ma forse sarebbe meglio dire sul rivolo, di quanto fatto dai colleghi d’Oltralpe. L’effetto mediatico è stato subitaneo. I pastori hanno molte ragioni, non vi è dubbio, ma devono capire che il cambiamento dell’attuale quadro, a mio avviso, deve per forza passare da un ulteriore sacrificio di burocratizzazione».
Un imprenditore che chiede più burocrazia? Si spieghi meglio.
«Non c’è molto da spiegare. Soluzioni immediate purtroppo non esistono, perché gli aiuti diretti sono vietati, quindi impossibili, a meno che non si voglia incorrere nelle sanzioni dell’Ue. Le norme vigenti, infatti, impediscono questo tipo di interventi da parte degli stati membri. Anche le campagne di promozione dei formaggi, se non risolviamo a monte la questione della tracciabilità, finirebbero, a mio avviso, per essere controproducenti, perché quando si pubblicizza il formaggio italiano è bene che si sappia che è quello ottenuto anche con latte rumeno, francese, spagnolo...».
Come se ne esce?
«L’ho proposto in diverse sedi, associative e istituzionali e lo ripeto: la soluzione è la tracciabilità. Tutti ne parlano della tracciabilità, ma alla fine rimane nei fatti inattuata, forse perché quella attuale è una situazione che sta bene alla maggioranza di chi opera nel settore lattiero-caseario. Sarebbe sufficiente copiare, pari pari, quanto è stato fatto diversi anni fa nel comparto bufalino, quando era completamente squalificato».
Come funziona il sistema della tracciabilità della filiera bufalina?
«Allevatori, caseificatori e intermediari sono obbligati a registrare qualsiasi movimento del latte di bufala e tutte le produzioni derivate, anche se semilavorati, su una piattaforma informatica del Ministero, che si chiama Sian. La tracciabilità della filiera bufalina rappresenta l’elemento di risanamento di un comparto che oggi, grazie al beneficio che deriva dal nuovo sistema, si è riassettato come volano di un’economia importante. Nel comparto bufalino non esiste più il latte “a terra” per gli allevatori, grazie a una maggiore burocrazia, quotidiana, efficace, che offre consapevolezza ai consumatori e garanzia per i caseifici».
E, così facendo, è aumentato il prezzo del latte?
«Esatto. Faccio l’esempio: sette anni un litro di latte di bufala me lo pagavano circa 1, 30 euro in estate e 80 centesimi in inverno. Oggi il prezzo è di 1, 30 euro in inverno e 1, 75 in estate. Tradotto in soldoni un’azienda che produce 1.000 quintali di latte all’anno, sono trentamila euro di incremento. E sono soldi che permettono di resistere, di non chiudere. Insomma, abbiamo cambiato le carte in tavola introducendo più solidità nel sistema e mettendo all’angolo chi truccava le carte magari importando a prezzi stracciati latte di bufala congelato dal Brasile o dalla Bulgaria».
Le bufale in italia sono 100mila, le pecore sette milioni…
«Lo so. Ci vorrà tempo. Ma l’informatizzazione capillare del sistema di tracciabilità è a mio avviso l’unica strada che può dare un futuro al latte italiano, ridando vigore e appetibilità anche alle Dop dei formaggi. La tracciabilità della filiera bufalina si fonda sulla possibilità di consultazione immediata on-line sia da parte dei produttori (allevatori, intermediari e caseifici) sia dei controllori. E deve interessare, ovviamente, anche i prodotti derivati». –
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