Sicurezza
Truffa ai danni dell’Inps Assolta una 86enne «Non ci sono prove»
ORBETELLO. «Assolta non essendovi la prova sufficiente della sussistenza del fatto». Così ha deciso il giudice Gian Marco De Vincenzi al termine del processo nel quale una donna di 86 anni era imputata per truffa ai danni dell’Inps. Secondo l’accusa, Maria Rosaria Incordino non sarebbe stata affetta da alcun serio deficit visivo e avrebbe così percepito ingiustamente l’indennità di accompagnamento quale invalido totale.
Il giudice non ha accolto la richiesta di condanna da 1 anno e 500 euro avanzata dal viceprocuratore onorario Leonardo Brogi. Ha invece ritenuto condivisibili le conclusioni del difensore Luca Aldi, che nell’arringa ha sostenuto l’insussistenza dei fatti contestati, mancando sia l’elemento soggettivo che quello oggettivo. Novanta giorni per il deposito delle motivazioni.
Il fascicolo era stato aperto quando la guardia di finanza della Tenenza di Orbetello aveva ricevuto la segnalazione dall’Inps e aveva avviato i controlli. Pedinata, anche da vicino, e filmata, i militari avevano concluso che la donna, che riceveva anche un’indennità per la vista perduta, non era affatto cieca. Al supermercato e al forno leggeva la lista della spesa, sceglieva i prodotti, trovava nel borsello le monetine alla cassa; in banca compilava un modello. Secondo l’accusa si tratta di truffa ai danni dell’ente pubblico da parte dell’anziana, pensionata dopo aver svolto il lavoro di parrucchiera, perché avrebbe riacquistato la funzionalità dopo un’iniziale menomazione risalente a un trauma del 2009. La donna riceve l’indennità di accompagnamento (499 euro), quella per la vista (476 euro) e (dal 1993) la pensione. In tutto 1.511 euro. L’indennità veniva erogata dal dicembre 2011. L’anziana era stata dichiarata «cieca ventesimale» dagli oculisti, poi la commissione medica della Asl confermava quella diagnosi e ne dichiarava l’invalidità totale; era quindi seguita la richiesta all’Inps per l’accompagnamento. Il consulente del pm aveva confermato in aula le conclusioni del suo esame: «Al massimo poteva essere considerata come ipovedente». — P.S.
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