Il Tirreno

Grosseto

Dalla Regione più di 2 milioni per i pastori

Francesca Gori
Dalla Regione più di 2 milioni per i pastori

L’assessore all’agricoltura Marco Remaschi: «La qualità del latte va pagata, investiamo anche nella promozione»

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I soldi nel bilancio regionale sono stati trovati: 2 milioni di euro pronti per essere investiti per il rafforzamento della filiera e altri 700mila euro da destinare agli allevatori che hanno subito danni indiretti dalle predazioni. La firma del protocollo di ieri mattina in Regione è stata il primo passo verso la tutela di un settore, quello dell’allevamento, che soprattutto in Maremma e nel Senese, conta centinaia di aziende che da novembre stanno combattendo su più fronti, da quando i colossi Alival e Granarolo hanno deciso di non raccogliere più il loro latte. «Da novembre, quando si è manifestato questo problema - dice l’assessore alle politiche agricole della Regione Toscana Marco Remaschi - ci siamo messi subito al lavoro e in pochi mesi, grazie al coinvolgimento degli allevatori, dei consorzi e delle cooperative siamo riusciti a fare questo primo passo per la tutela delle nostre aziende agricole». Tutela che passa anche attraverso un bando regionale da ulteriori 500mila euro per i capi che sono stati uccisi dai predatori.

Sono più di uno i fattori che stanno mettendo in difficoltà gli operatori della pastorizia: il mercato del latte, drogato dall’utilizzazione da parte dei trasformatori di prodotto che arriva dall’estero e le predazioni dei capi. Dei due milioni di euro, 700mila saranno destinati poi alla promozione del pecorino toscano Dop, anche sugli scaffali della grande distribuzione. «Ci stiamo impegnando affinché il latte venga pagato a prezzi che permettano alle aziende di sopravvivere - dice l’assessore - tra gli 0,80 e gli 0,90 centesimi di euro. Non è ancora quanto chiedono gli allevatori, ma passo dopo passo probabilmente riusciremo a raggiungere quel livello». Un percorso che potrebbe arrivare a compimento, che potrebbe raggiungere quella cifra di un euro più Iva al litro soprattutto se sui mercati verrà riconosciuta la qualità del prodotto. «I pastori hanno ragione quando dicono che la loro protesta riguarda anche i consumatori finali che devono pretendere che i prodotti che finiscono sulle loro tavole sia di qualità». Qualità resa possibile proprio dal latte delle pecore toscane, allevate all’aperto su pascoli naturali. «Per questo io e il presidente Enrico Rossi - spiega - abbiamo chiesto di partecipare al tavolo nazionale del comparto perché il problema non riguarda solo la Sardegna ma anche la Toscana, il Lazio e l’Abruzzo». La Regione ha anche incassato il sì da parte della grande distribuzione, disponibile per organizzare promozioni che riguardino proprio i prodotti toscani. C’è poi il tema della tracciabilità, sottolineato dagli stessi allevatori, che va tenuto sott’occhio. «Puntare sulla qualità - conclude Remaschi - e soprattutto controllare con grande attenzione il rispetto dei disciplinari sono altre due azioni che possono dare un respiro al settore». Confagricoltura, Cia e Coldiretti sono soddisfatte per l’accordo siglato ieri mattina quando, in consiglio regionale, è stata approvata all’unanimità la mozione a sostegno della tutela e della valorizzazione del comparto del latte ovi-caprino presentata dal gruppo della Lega e emendata dal capogruppo del Partito Democratico Leonardo Marras.

Ora, dalla Toscana, si parte alla conquista di un posto al tavolo nazionale per governare una crisi che sta mettendo in ginocchio un intero comparto. —
 

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