Sicurezza
I pastori scendono in piazza «Latte pagato meno di niente»
Gli allevatori di Grosseto, Siena, Viterbo partiranno giovedì dal Vallo degli Arcieri. La portavoce del Comitato: «Abbiamo la solidarietà del sindaco e della prefetta»
I pastori delle province di Grosseto, Siena, Viterbo scendono in piazza per difendere il loro lavoro e per chiedere che il latte di pecora sia pagato per lo meno un euro. Alla fine gli allevatori si sono decisi e giovedì e – sulla scorta dei colleghi sardi che stanno rovesciando sulle strade e nelle piazze bidoni e bidoni di latte per protestare contro i prezzi che scendono anche sotto i 70 centesimi a litro e contro l’importazione di latte estero a basso costo – hanno deciso di manifestare apertamente la loro protesta.
L’input all’iniziativa è stato dato dal Comitato Pastori d’Italia che ha chiamato a raccolta i suoi adepti delle varie province, invitandoli a manifestare tutti nello stesso giorno e alla stessa ora nelle piazze delle loro rispettive città. Ma alla fine la manifestazione ufficiale, quella per la quale è stata richiesta l’autorizzazione alla Questura, vedrà uniti allevatori provenienti dalle varie province che hanno deciso di convogliare le forze a Grosseto. Qui, giovedì, alle 11, 30, gli allevatori si troveranno al parcheggio degli Arcieri e poi per via Porciatti e via Fallaci, scortati dalle forze dell’ordine, arriveranno in piazza della Vasca, e col megafono potranno spiegare i motivi della loro protesta. «Hanno dato il sostegno alla manifestazione sia la Prefetta Cinzia Torraco che il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna – spiega la presidente del Comitato Mirella Pastorelli – Vogliamo fare tutto nella legalità, ma mostrando una volta per tutte le nostre ragioni. La Prefetta mi ha dato il suo immediato sostegno e giovedì farà salire una delegazione in prefettura con un documento in cui scriveremo le richieste. Mi ha assicurato che lo invierà subito ai ministeri competenti».
Quali siano i motivi della protesta sono i pastori a spiegarlo: «Subiamo gli effetti – spiega Fernando Tizzi allevatore di Saturnia – del prezzo del latte e delle predazioni. Il Comitato è nato per le predazioni, ma a questo punto i due fatti sono legati fra di loro. Il latte – dice – una volta costava quanto la benzina. Ora costa la metà. Le associazioni e la politica sono lontani. Ma deve essere chiaro a tutti che latte nostrano vuol dire qualità dei prodotti e sopravvivenza delle aziende».
Cosa chiedono gli allevatori lo spiega Giacomo Franceschelli di Monte Labro di Arcidosso: «Il latte di pecora lo pagano anche meno di 70 centesimi a volte – dice – e quello di capra 44 centesimi; la carne di agnello è precipitata a due euro e mezzo al chilogrammo. E poi c’è il latte che arriva dall’estero, come la carne. Chiediamo – sottolinea – che il latte di pecora ce lo paghino per lo meno un euro al litro, che il prodotto venduto nei negozi sia tracciabile, vogliamo che la politica prenda posizione. L’agricoltura – aggiunge – è l’attività base della nostra vita. Anche i consumatori si devono porre il problema. Noi allevatori vorremmo avere finalmente un reddito e non continuare a chiudere i battenti. Il nostro latte vale meno che niente. Lo stanno dimostrando bene in Sardegna dove hanno un’economia che ruota attorno alla pastorizia. Ma allora si pensi che Grosseto non è da meno. Agricoltura e allevamento sono il perno della sua economia. Per questo manifestiamo». –
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