Il Tirreno

Grosseto

Al posto dei caffè arrivano i libri Palomar si sposta in piazza Duomo

El. Gi.
Al posto dei caffè arrivano i libri Palomar si sposta in piazza Duomo

La storica attività del Corso si trasferisce sotto i portici  Da 110 mq passerà a 250. Tra le novità, laboratori e corsi  

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GROSSETO. Libri al posto dei caffè. La storica libreria Palomar di corso Carducci cambia sede e tra una ventina di giorni circa (se tutto va bene) si trasferisce sotto i portici di piazza Dante al posto della vecchia Osteria Caffè italiano, altra storica attività che da qualche tempo è chiusa.

La libreria occuperà spazi molto più grandi degli attuali: dai 110 metri quadrati passerà a 250 mq, metratura che consentirà ai titolari d’allargare l’offerta. Non più solo libri in vendita ma anche laboratori creativi, e una sala per le presentazioni dei volumi.

Le origini

L’attività dei coniugi/librai Monica Volpi e Massimo Marinotti è decollata 28 anni fa, arrivando a riscuotere in tempi recenti onori e lustro. «Io venivo da Castiglion d’Orcia – racconta lei – Mio padre lavorava in Comune là e quando andavo da lui mi infilavo sempre in biblioteca, dove mi sono avvicinata ai libri e alla letteratura, in particolare agli scrittori russi, passione che non mi ha mai abbandonata». A Grosseto Monica ha avviato il sodalizio con il marito, insieme hanno fondato la Palomar. La libreria mise radici in via Roma (dove oggi è un’agenzia funebre), prima di trasferirsi in via D’Azeglio angolo via Paglialunga (oggi c’è una vineria) e – 20 anni fa – migrare a metà di Corso Carducci nel cuore del centro storico.

Si cambia ancora

Ma ecco che ora dopo 4 lustri arriva un altro spostamento, stavolta nella piazza centrale cittadina. Il locale è molto ampio, anche qui in un piano unico. Ha due accessi su piazza Dante e via Mazzini, ma la libreria farà entrare i clienti solo dalla piazza: l’ingresso sul retro sarà di servizio. Appena entrati ci sarà la sala principale – ampia - con i libri in vendita. Ai margini si apriranno altri locali, con uno spazio destinato ai laboratori per bambini e ai corsi di scrittura creativa per adulti («Abbiamo agganciato alcuni docenti e avviato collaborazioni»), ma soprattutto con una sala con 60 posti a sedere per la presentazione di libri. «Avevamo sempre sognato di allargare l’offerta – dice Monica – e ora che abbiamo lo spazio giusto possiamo farlo». Fuori dal vecchio Caffè campeggiano ancora le vecchie insegne “Caffè italiano” sopra le due entrate. Stessa scritta appare nelle grate in ferro battuto alle finestre.

La storia rimane

Il Caffè italiano era stato fondato dalla famiglia grossetana Franci. A mettere radici fu Corrado, poi il locale fu rilevato dal fratello Ivo Franci, che tornato dalla guerra lo prese in gestione e lo portò avanti per 40 anni. Ivo è morto da poco, a fine gennaio: aveva 96 anni. Il suo bar è stato per decenni uno dei punti di riferimento per i grossetani e tantissimi tifosi che la domenica si incontravano per commentare i risultati sportivi. Poi nel tempo aveva cambiato gestione. Monica non dimentica le gloriose origini del Caffè: «Le grate con il nome storico in via Mazzini e il grande specchio interno resteranno, sono segni distintivi del Caffè ed è giusto che la memoria si conservi. Noi siamo pieni di storia ma anche questo locale lo era...». La storia si cumulerà con la storia, insomma: il passato e le radici non scompariranno, ma resteranno nella memoria e nel cuore di chi arriva.

Sos centro storico

A proposito di storia. La coppia crede ancora nel centro “storico” dove molte attività hanno chiuso i battenti. «Noi - continua la libraia - vogliamo fare di tutto per non uscire dal centro storico perché ci crediamo ancora, anche se negli ultimi 2 anni tutto è andato peggiorando. Non siamo più nel salotto buono della città e i flussi si sono trasferiti nel nuovo centro commerciale...». Non solo.

La concorrenza web

Anche il mondo dei libri - in generale - è in discreta sofferenza. A Grosseto restano poche librerie, 5 o 6. «La lettura non è in aumento, il commercio di libri non è florido», scrolla le spalle l’imprenditrice.

Il settore è schiacciato dalle vendite online. Amazon ha dato una bastonata al commercio dei libri, non solo a quello dell’oggettistica e dell’abbigliamento. Sempre più lettori si fanno mandare a casa i volumi (non hanno spese di spedizione, generalmente) e i contraccolpi sul sistema sono enormi. Parecchie saracinesche calano, ovunque. «Chiudere una libreria porta enormi solitudini - chiosa Volpi - Se una libreria chiude i battenti, mutano persino i rapporti sociali. Le librerie sono luoghi di incontro, in cui un lettore si fa consigliare dal titolare, scambia due parole su un romanzo. Si fondano sui rapporti umani, su legami forti e profondi di tipo sociale e culturale. Se le librerie chiudono vengono meno punti di riferimento per la comunità», chiosa la libraia. (Nota di colore: mentre parla lei, una cliente la bacia sulla guancia avviandosi alla cassa. Ne arriva un altro che commenta sornione: «Vedi, se la libreria era chiusa toccava baciare il monitor...»). — El. Gi.



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