Il Tirreno

Grosseto

La tragedia di via Adriatico

Clochard ucciso, parla il presunto testimone: «Ho chiesto: perché l’hai fatto? E lui mi ha dato uno schiaffo»

Elisabetta Giorgi e Francesca Gori
Il feretro con la salma del clochard trovato morto (foto Bf)
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Il feretro con la salma del clochard trovato morto (foto Bf)

Il dramma attraverso gli occhi dell'amico senzatetto: il trentasettenne romeno accusato di avere ucciso Petru Leorda resta in carcere

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GROSSETO. Resta in carcere Costiniuc Trifan, il trentasettenne di origini romene, accusato di omicidio preterintenzionale. Il giudice per le indagini preliminari Sergio Compagnucci, ha convalidato il fermo dell'uomo difeso dall'avvocato Amanda Paoletti e ha disposto per lui la custodia cautelare in via Saffi, così come richiesto dal sostituto procuratore Maria Navarro. L'uomo è anche accusato di lesioni aggravate, sia nei confronti di Petru Leorda, il clochard sessantenne morto in seguito alle percosse il 25 gennaio in un garage in via Adriatico dove aveva trovato rifugio, sia nei confronti dell'amico del senzatetto deceduto, che divideva con lui quel rigugio pieno di disperazione e miseria. La lite sarebbe scoppiata perché Leorda aveva rubato un pacchetto di sigarette a Trifan.

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Intanto parla il 48enne rumeno amico di Petru Leorda, che viveva con quest’ultimo nel sottoscala di via Adriatico e che racconta d’aver assistito all’omicidio. Questa la sua versione.

Ci racconta di quel giorno?
«Dormivo qui sotto le scale (indica, ndr), quando Petru è arrivato con un altro, uno zingaro di mm..., quello che l’ha ammazzato».

Lei ha visto?
«Sì, ero qua sotto, lui l’ha picchiato, l’ha ammazzato qui davanti a me».

Chi è questa persona?
«Konstantinu.... E non ricordo il cognome».

Lo conosceva?
«Sì, è della Romania».

Che ore erano?
«Dopo le 20. Era buio».

Cos’è successo?
«Loro sono scesi insieme per la scala e si sono picchiati. Quello zingaro di mm l’ha picchiato e ammazzato. Io ho visto, lui l’ha fatto morto qui...»

In quale punto del tunnel?
«Qui (indica, ndr), davanti alla scala. L’ha buttato in terra».

E in quali punti del corpo l’ha colpito?
«Calci in testa. L’ha buttato in terra e l’ha fatto pieno di sangue..».

Litigavano perché?
«Non ricordo il motivo».

C’è sangue in terra?
«Guardi sul materasso a parete. La coperta è sporca di sangue».

Perché il sangue è sulla coperta a parete, se lui è stato picchiato là in terra?
«Dopo che l’ha ammazzato, lui ha portato il corpo là sulle coperte».

E lei cos’ha fatto?
«Volevo aiutare Petru. Sono intervenuto per dividerli e sono stato picchiato anche io. Guardi il viso» (pieno di lividi sotto gli occhi, lui piange, ndr).

Da quanto conosceva Petru?
«Cinque anni, era un padre per me. Mangiavamo insieme, dormivamo insieme. Un tempo lavoravamo. Lui camionista. Io lavoravo per aziende a Pitigliano, Marsiliana. Taglio del bosco. Pagavo i contributi».

Poi il lavoro è finito....
«Sì, poi più niente».

Perché pensa sia stato ucciso Petru?
«Io non lo so. Io stavo tranquillo, noi non ci siamo mai picchiati in 5 anni».

Lei ha detto qualcosa a questo “Konstantinu”?
«Io gli ho detto: perché hai fatto questa cosa? Perché? E lui mi ha dato uno schiaffo».

Dopo che l’aveva già picchiata.
«Sì, mi guardi, ho i lividi».

Dopo l’aggressione cos’è successo?
«Mi sono allontanato, avevo paura che dicessero che ero stato io».

Poi ha continuato a stare nel tunnel da solo?
«Durante il giorno sono stato qua, la sera me ne sono andato da altre parti, ma sto sveglio in piedi perché ho paura. Non posso dormire».

Ha paura che le succeda qualcosa?
«Ho paura che mi ammazzino anche a me».

Ha famiglia?
«Ho tre figli in Romania».


 

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