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Tredici giorni in carcere in più Fatto uscire grazie al giudice
Il tribunale di Sorveglianza ha permesso a un detenuto che aveva finito di scontare la pena di lasciare la struttura dopo l’intervento del Garante
Aveva finito di scontare la pena lo scorso 23 gennaio, ma il cancello del carcere di Massa Marittima, dove era detenuto da alcuni mesi, per lui era rimasto chiuso. Fino a due sere fa quando il giudice del Tribunale di sorveglianza ha disposto la scarcerazione. L’uomo è stato detenuto illegalmente per 13 giorni: a sollevare il caso è stato il garante dei detenuti Franco Corleone che, insieme all’avvocato dell’uomo, Michele Passione aveva portato alla luce la vicenda.
Il detenuto era stato condannato a una pena definitiva di 20 anni, dei quali 13 passati tra le carceri della Gorgona e di Porto Azzurro, prima di arrivare a Massa Marittima. Aveva ucciso due persone ed era stato dichiarato socialmente pericoloso: finito di scontare la pena, il magistrato aveva disposto per lui il trasferimento in un Rems, una residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza in Piemonte. Ma ci sono stati alcuni ritardi e il detenuto, che aveva finito di scontare la pena, era stato trattenuto in carcere. «I Rems hanno preso il posto degli opg - spiega il garante dei detenuti - ma nella struttura in Piemonte non c’era posto e così l’amministrazione penitenziaria ha deciso di trattenerlo in carcere». Detenzione illegittima: è contro questo che il garante e l’avvocato dell’uomo si sono battuti. «Si tratta tra l’altro di un detenuto modello, che godeva dei permessi per lavorare fuori dal carcere - spiega ancora Corleone - il giudizio sulla sua pericolosità risale a più di vent’anni fa, quando ha commesso il reato di duplice omicidio. Giudizio, questo, che secondo il nostro parere doveva essere comunque essere valutato di nuovo, anche alla luce del percorso svolto dal detenuto in carcere».
L’uomo, piemontese, ora è libero e il suo avvocato sta aspettando la decisione nel merito perché il Tribunale di sorveglianza che si è pronunciato in via d’urgenza disponendo la sospensione e la revoca, dovrà verificare nel merito se sussistano i presupposti della sua pericolosità e dell’applicazione in Rems.
«Intanto, però, è libero, com’è giusto che sia – afferma Corleone – La denuncia per detenzione illegale contro il codice penale è contro i valori della Costituzione e, per me, rappresenta la conferma che la grande riforma della chiusura del manicomio giudiziario deve essere accompagnata da una riforma che chiarisca tutti gli aspetti per non creare situazioni di incertezza». Corleone ha definito questo caso «esemplare per rendere evidenti le incongruenze di una legge che dopo la chiusura degli opg presenta molte contraddizioni - dice - chi ha scontato la pena non può restare in carcere, l’amministrazione penitenziaria deve liberarlo; se poi ci sono altri provvedimenti dell’autorità giudiziaria, la verifica compete ad altri». —
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