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Si fingono carabinieri per entrare nelle case Messi in fuga a Valpiana
Lo hanno aspettato fuori dalla porta di casa, a Valpiana, e come Nito Meschini ha aperto il cancello del suo giardino si sono subito presentati come due rappresentanti dell’Arma dei carabinieri. Hanno insistito, volevano entrare per raccontare di un incidente, qualcosa di grosso che il signor Meschini avrebbe fatto nei giorni passati. «Ho parcheggiato l’auto e ho aperto il cancello – racconta l’uomo – i due sono arrivati al volo e mi hanno subito chiesto con fare aggressivo di parlare con mio figlio».
L’episodio è avvenuto martedì mattina intorno alle 10 nella frazione di Massa Marittima. I due hanno insistito molto per parlare con il figlio dell’uomo ma lui ha fatto resistenza: «Ho detto loro “sono grande, potete tranquillamente parlare con me, non c’è bisogno di parlare con mio figlio che adesso è al lavoro”». Ma i due non hanno desistito: «Mi hanno accusato di aver combinato qualcosa di grosso, qualcosa che non potevano dirmi fuori da casa e che avrebbe dovuto dire a mio figlio. Ovviamente non ho creduto a una sola parola» dice Meschini.
I due, vestiti in modo non proprio impeccabile, volevano in tutti i modi entrare all’interno dell’abitazione. Fortunatamente il signor Meschini ha fatto resistenza e non fidandosi della situazione ha detto di voler chiedere conferma al comandante dei carabinieri.
«Erano fuori dal cancello e non sono mai entrati dentro la mia proprietà – racconta l’uomo – avevano però seguito i miei spostamenti perché sapevano il modello della mia auto». Viste le obiezioni dell’uomo i due si sono poi fatti sempre più aggressivi e minacciosi: «Mi ordinavano di farli entrare, mi dicevano che mi avrebbero portato in caserma».
Meschini racconta poi che i due non avevano l’aspetto di due carabinieri: uno indossava un maglione blu con un distintivo tricolore e una targhetta di riconoscimento, l’altro aveva un gilet verde. «Sono italiani – racconta l’uomo – non hanno però l’accento delle nostre zone, era forse un accento toscano ma forzato».
Stanco dell’insistenza Meschini ha poi aperto la porta di casa e ha chiamato la moglie dicendo di chiamare il 112. In quel momento i due sono fuggiti a bordo di una Volvo bianca. «Ero bianco come un foglio di carta – dice Meschini – è stato un brutto momento per me. Subito ho chiamato i carabinieri che dopo poco sono arrivati e hanno raccolto la mia testimonianza».
Già in passato sono successi episodi di questo genere e, in casi analoghi, l’invito è sempre quello di accertarsi tramite il 112 della veridicità della visita.
I carabinieri, e in generale tutte le forze dell’ordine, raramente fanno visite domiciliari e, nel caso, si presentano sempre in divisa e con l’auto d’ordinanza. —
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