Il Tirreno

Grosseto

In carcere presunto omicida del clochard: «Non l’ho ucciso, per me era un padre»

Francesca Gori
In carcere presunto omicida del clochard: «Non l’ho ucciso, per me era un padre»

Grosseto, il pm ha disposto il fermo di un romeno senza fissa dimora: sequestrate le scarpe indossate la sera della morte di Petru

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GROSSETO. C’è un uomo rinchiuso nel carcere di via Saffi: è in stato di fermo per l’omicidio di Petru Leorda, il clochard sessantenne trovato morto il 25 gennaio in uno scantinato in via Adriatico. Ma continua a professarsi innocente. «Non l’ho ucciso - ha detto agli uomini della squadra mobile, quando è stato portato in Questura - Per me era come un padre. Lo conoscevo da tanto tempo, non gli avrei mai fatto male». Costiniuc Trifan, 37 anni di origini romene, è un senza fissa dimora che ha però il domicilio nell’area delle roulotte in via Giordania. Un fazzoletto di terra abitato dalla disperazione e dalla miseria. Anche lui, come Petru e come tanti altri invisibili della città, si barcamena come può tra l’alcol e la fame. La sera della morte di Leorda erano stati visti insieme. Probabilmente è scoppiata una lite, forse alimentata dall’alcol. Una lite sfociata in un’aggressione, a calci e pugni: gli uomini della squadra mobile, coordinati dal sostituto procuratore Maria Navarro hanno sequestrato le scarpe del trentasettenne nella sua roulotte, dopo che l’autopsia aveva confermato che il sessantenne era stato ucciso. Quelle stesse che indossava la sera che Petru è morto, nel suo rifugio di fortuna sotto la scala che porta ai garage di un condominio in via Giordania.

Il clochard che divideva da tempo le notti di freddo, solitudine e disperazione con Leorda, aveva raccontato di aver assistito all’omicidio. «Ho visto tutto, lo ha ucciso qui - aveva raccontato - Io dormivo sotto le scale: a un certo punto Petru è arrivato con un altro, uno zingaro di m..., quello che l’ha ammazzato. Ero qua sotto da solo quando è successo, lui l’ha picchiato, l’ha ammazzato».

Sul giaciglio fatto alle belle e meglio con un materasso e qualche coperta, tra i rifiuti e la povertà, c’era sangue. Quello perso da Petru, che era arrivato in Italia una quindicina di anni fa dove aveva messo su un’impresa edile e si era fatto raggiungere dalla famiglia. L’alcol gli aveva fatto perdere tutto e lo aveva costretto a vivere per strada, con alcuni amici che come lui era stati schiacciato dal peso di demoni senza nome. Gli stessi che probabilmente vivevano anche in Costiniuc, che il giorno dopo la morte dell’amico, è stato sentito dalla polizia, per essere poi rilasciato. Davanti agli uomini della squadra mobile, il trentasettenne difeso dall’avvocato Amanda Paoletti, ha detto che quella sera c’era stata una discussione, sì. Ma non con Petru, bensì con l’altro clochard, lo stesso che invece ha raccontato di averlo visto picchiare il suo amico, nel garage di via Adriatico. Il quarantottenne che divideva il rifugio con Leorda, due giorni dopo, aveva ancora gli occhi tumefatti. «Lo ha preso a calci in testa - aveva detto due giorni dopo al Tirreno - L’ha buttato per terra e l’ha fatto sanguinare, poi dopo che l’ha ammazzato, ha portato il corpo là, sulle coperte. Io volevo aiutare Petru. Sono intervenuto per dividerli e sono stato picchiato anche io».

Petru sarebbe stato finito a calci e pugni, dall’uomo che alla polizia ha invece detto di considerarlo come un padre. Leorda viveva per strada da tantissimi anni e, probabilmente, era diventato quasi un punto di riferimento per chi si era trovato a fare quella stessa vita. Come Trifan, che è ora in carcere con l’accusa di aver ucciso il sessantenne, al culmine di una lite scoppiata probabilmente per l’alcol. Il senzatetto che viveva con Leorda nel sottoscala in via Adriatico, da due giorni ha lasciato quel rifugio. Aveva detto di aver paura, a restare lì e due giorni fa ha raccolto le sue poche cose e se n’è andato. Costiniuc Trifan invece, è stato sottoposto a fermo martedì sera e accompagnato nel carcere di via Saffi.

Questa mattina, giovedì 7 febbraio, il giudice per le indagini preliminari Sergio Compagnucci ha interrogato l'uomo che si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il pm Maria Navarro ha chiesto la custodia cautelare, il giudice si è riservato.


 

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