Il Tirreno

Grosseto

il futuro del casalone  

«Il parco-giochi nel parterre irride a 80 anni di storia»

Mauro Camuffo

Da quarant’anni commissario  per le corse al galoppo, il medico Mauro Camuffo interviene  dopo i progetti per l’ippodromo illustrati da Alessandro Massai

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Il 29 gennaio Il Tirreno ha ospitato l’appello di Andrea Degortes – Aceto – il fantino-leggenda: «Riaprite Il Casalone e fatelo subito» aveva detto. Il giorno successivo, Il Tirreno ha pubblicato un’intervista all’amministratore unico della società Ippodromo del Casalone Alessandro Massai, a cui oggi “risponde” Mauro Camuffo, medico, appassionato di cavalli, e commissario (giudice) per le corse al galoppo dal 1978.

***

L’intervista rilasciata alcuni giorni or sono, al Tirreno, dal rappresentante della Società Ippodromo del Casalone, in risposta a quella del mio amico Andrea Degortes, non può lasciare indifferenti gli appassionati di ippica grossetani. In particolare chi, come il sottoscritto, con il Casalone è cresciuto (da bambino accompagnavo mio padre da Roma per vederlo montare in corsa) e lo ha amato come si può amare un luogo fantastico in cui le corse dei purosangue e la natura rigogliosa recitano la più bella delle poesie.

Cosa ha detto l’intervistato? Ha ribadito che l’ippica è in crisi. È vero, l’ippica nazionale è in crisi, soprattutto se confrontata con quella francese, inglese, statunitense, degli emirati arabi, di Hong Kong, persino tedesca, tutte in espansione progressiva. Eppure gli ippodromi di Pisa, Merano e Milano sono lì a testimoniare, con le loro belle corse e il folto pubblico sempre presente, che una buona gestione è in grado di farli sopravvivere, e con successo, in attesa di giorni migliori.

Ha sottolineato la penalizzazione dell’ippodromo di Follonica, che avrà nel 2018 solo 16 giornate di corse al galoppo, a fronte delle 31 in programma a Grosseto lo scorso anno. Ma non era stato proprio lui a rassicurare gli appassionati e gli addetti ai lavori che il Casalone aveva sì chiuso, ma che, in base ad un accordo con Follonica, le sue giornate sarebbero passate all’Ippodromo dei Pini?

Ha reso nota la sua intenzione di realizzare un parco-giochi al posto del parterre. Dopo l’ “incubatore di idee” sistemato in sala-fantini, che ha illuso per qualche mese un po’di ragazzi e oggi è già dimenticato, il parco-giochi per i bambini sembra proprio irridere ad un impianto con 80 anni di tradizione e di “storie sportive” alle spalle.

Ci ha annunciato che «l’ippica-bella deve rimanere». Confondendo l’ippica con l’equitazione (l’”appoggio per i maneggi”, le passeggiate a cavallo, il punto-veterinario. . .) , ma suggerendo comunque che l’ippica-brutta possa essere quella che tanti come me considerano il più bello degli sport e in tutto il mondo è conosciuto come lo “sport dei re”.

Ci ha rivelato ancora che vuole realizzare un progetto «non speculativo». Certo, un impianto privato può essere chiuso a piacimento della proprietà (che cancella Grosseto ma lascia in funzione San Giovanni Teatino-trotto? ). Ma ricordo che questa proprietà già alcuni anni or sono aveva proposto un progetto alternativo (la costruzione di una nuova struttura lungo il litorale) alla chiusura del Casalone. E che l’Amministrazione cittadina di allora aveva decisamente respinto il cambio d’uso dell’impianto.

Oggi, il rappresentante della società conclude l’intervista informandoci che le scuderie, “storiche” le chiama, verranno ristrutturate. Come? Si chiude l’ippodromo e si ristrutturano i box dei cavalli? A quale fine? Sinceramente incomprensibile.

Resta il fatto che la Maremma, uno dei posti più belli del mondo, da sempre legato in modo indissolubile ai cavalli e agli uomini che di cavalli e con i cavalli vivono, ancora non conosce le ragioni vere di un’amputazione così grave e dolorosa. –

Mauro Camuffo



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