Il Tirreno

Grosseto

tribunale 

Due funzionarie della Prefettura assolte dall’accusa di abuso d’ufficio

Alfredo Faetti

Contratti di soggiorno, il fascicolo era una costola dell’operazione “Caccia”, datata 2010: questo processo non è ancora chiuso

2 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. È stato lo stesso pubblico ministero Arianna Ciavattini, durante la discussione, a smontare l’iniziale quadro accusatorio che aveva portato le due funzionarie della Prefettura di Grosseto: alla fine ha chiesto l’assoluzione per entrambe. La medesima richiesta, naturalmente, che è stata in seguito presentata dagli avvocati difensori. Una soluzione accolta dal collegio, che ha assolto le due imputate con formula piena dal reato di abuso d’ufficio. Si conclude così, dopo otto anni, il processo a carico di Domelia Ruffini e Patrizia Favetta, all’epoca dei fatti rispettivamente dirigente e funzionaria dell’ufficio immigrazione della Prefettura, accusate dalla Procura di aver favorito il presunto sistema di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina finito al centro dell’operazione “Caccia” dei carabinieri, datata 2010, un’operazione che in quel momento vide dodici indagati anche per i reati di truffa, falso, estorsione, abuso d’ufficio e peculato. Un sistema ritenuto illecito per il quale il principale imputato è Marcello Moretti, ex dipendente Confesercenti, che secondo le indagini sarebbe stato il punto di riferimento per ottenere contratti di lavoro falsi utili al rilascio di permessi di soggiorno in cambio di soldi o, in alcuni casi, di sesso (quest’ultimo fascicolo è ancora pendente in Tribunale prossima udienza ad aprile).

Il procedimento a carico delle due funzionarie della Prefettura è una costola di quel processo, basato sulla convinzione che Ruffini e Favetta abbiano favorito il sistema ritenuto illecito di Moretti autorizzando i contratti di lavoro stagionale destinati agli stranieri che l’uomo presentava loro, sebbene questi documenti fossero soltanto una mera delega del fantomatico datore di lavoro firmati dallo stesso Moretti. Secondo il quadro accusatorio sarebbero mancati i controlli sull’autenticità del caso, ma già dagli elementi di indagine, in special modo da intercettazioni telefoniche, come ha ricostruito Ciavattini di fronte ai giudici, viene fuori che le due funzionarie hanno solamente seguito quelle che erano le procedure in vigore di loro competenza. Anzi, nei casi più anomali sono state proprio loro stesse a segnalare le irregolarità, come hanno ricordato di difensori. Da qui la decisione del collegio, presieduto dal giudice Adolfo Di Zenzo, di assolverle con formula piena. —

Alfredo Faetti

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini