Il Tirreno

Grosseto

Sui vitigni torna a splendere il sole ma la debacle 2017 si sente ancora

di Giovanna Mezzana
Sui vitigni torna a splendere il sole ma la debacle 2017 si sente ancora

La produzione di uva è aumentata nel 2018 del 31% ma rispetto al 2016 manca una quota del 16%

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Tra i vitigni della Maremma è tempo di bilanci mentre è partito il conto alla rovescia per le kermesse dedicate al top delle etichette toscane che si svolgeranno a stretto giro: Chianti Lovers, per esempio, che taglierà il nastro il 10 febbraio a Firenze – alla Fortezza da Basso – con anteprima del Consorzio Vino Chianti e del Consorzio Tutela Morellino di Scansano. Scandagliando i dati delle produzioni di uve raccolti da Artea per le 10 denominazioni maremmane più l’Igt e il cosiddetto vino da tavola bianco e rosso – che Il Tirreno è in grado di anticipare grazie a Cia Grosseto – emerge un dato inconfutabile: il 2018 è andato decisamente meglio rispetto al 2017 – annus horribilis – ma le performance non sono bastate per recuperare i livelli di produzione del 2016: con 461mila quintali di uve prodotte nel 2018 sugli 8. 600 ettari di vitigni della Provincia di Grosseto, si è chiusa l’annata con il 31% in più rispetto al 2017 ma con il 16% in meno se i quantitativi vengono paragonati allo stock 2016.

forza e debolezza

Maremma Toscana, Morellino di Scansano, Bianco di Pitigliano, Montecucco Docg, Sovana, Montecucco, Monteregio di Massa Marittima, Parrina, Ansonica Costa dell’Argentario, Capalbio sono le dieci denominazioni monitorate da Artea per il comparto della coltivazione dei vitigni della Provincia di Grosseto a cui si aggiungono le uve Igt e le bianche e rosse da vino da tavola. Molte, dunque, sono le denominazioni, alcune mignon: e questa particolarità non aiuta in un un’ottica di conquista dei mercati, dove si deve “sfondare”. «La potenzialità del nostro territorio è molto alta – nota Edoardo Donato, vicepresidente di Cia Grosseto – ma è limitata dalla frammentazione delle denominazioni. Dieci marchi sono una grande ricchezza ma allo stesso tempo una fonte di debolezza». La Maremma e i suoi vitigni si confermano un territorio ad alto tasso produttivo, con grandi potenzialità in parte non ancora “messe a reddito”.

il nodo igt

Per esempio, le uve bianche e rosse Igt, ovvero quelle produzioni che non godono di una denominazione d’origine (Doc o Dop): rappresentano il 40% (vedi tabella) del patrimonio di uve raccolto nel 2018. «Quello è tutto vino che esce dalla Provincia – spiega Donato – e viene imbottigliato altrove. Eppure le fasi della vinificazione e dell’imbottigliamento sono quelle che assicurano il maggior valore aggiunto, che per esempio danno lavoro a tutto il circuito delle cantine» che è assai vivace e variegato dalla costa grossetana alla media collina, alle terre del tufo.

i brand che tirano

Passando in rassegna i dati di Artea sulla vendemmia toscana 2018, emerge che i marchi autoctoni che fungono da traino sono due: Maremma Toscana che si piazza al terzo posto nella top regionale – e che nel 2018 ha rappresentato il 4, 6% della produzione del Granducato – e il Morellino di Scansano, al quinto posto nella classifica con una quota del 3,7% della produzione regionale. La parte del leone – ma il dato non stupisce – la fanno ancora il Chianti (30, 9% della produzione toscana) e il Chianti Classico (15%). –


 

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