Sicurezza
Il piazzale senza nome reclama un’identità e la ciclabile è ancora devastata dalle radici
STORIE E PROPOSTE
Come era bella la mia piazza... Piazza... Già, come si chiama la piazza? Non ha un nome la piazza principale di Barbanella, quella lungo via Giusti nella quale si affacciano numerose attività commerciali e vari condomini.
«Io proporrei di darle un nome», dice Gennarino Salvo, intervenuto al Caffè Tirreno che la nostra redazione ha organizzato al bar degli Artisti 20&7. Salvo è anche il presidente dell’Agaf, l’associazione arti figurative. Presidente, faccia una proposta: quale nome? «Mah, un nome di poeta, visto che questo è il quartiere dei poeti. Non ho preferenze. Ma un nome ci vorrebbe».
Quello del nome comunque non è il problema principale della piazza: «Qui una volta c’erano due panchine in legno, era un luogo di ristoro. Tempo fa c’era qualcuno che veniva a fare il picnic sui tavolini. Da cinque anni non c’è più nulla e quello che c’è è in condizioni disastrate. Mi ricordo anche che dei pensionati che si sono visti cadere addosso dei rami di pino: no, non si fecero nulla ma si presero comunque un bello spavento». E poi? «E poi ci sono quelle lastre di cemento che fungono da rastrelliere per le biciclette, inutilizzabili: sono sempre piene di aghi di pino. Servirebbe poi un sistema di parcheggio diverso che permetta di recuperare qualche posto auto libero. Qui c’è fame di posti auto, basta dare un’occhiata intorno».
In effetti - dando un’occhiata intorno - lo stato non è dei migliori, ma non solo dal punto di vista dei pochi posti auto. Si notano pavimentazione rotta, mattonelle divelte, buche da sistemare. I barbanellini reclamano un giusto decoro e puntano il dito contro lo stato disastrato di parecchi punti del quartiere, non solo nella piazza “senza nome” che si apre su via Giusti. Messa all’indice – sempre qua - è la situazione della pista ciclopedonale in via Giusti. La segnala Alido Becherini, altro abitante storico del quartiere, che lamenta come in passato «sotto elezioni ci fossero cartelli che indicavano la pericolosità del percorso e che preludevano a futuri lavori, ma poi i cartelli sono spariti e il dissesto è rimasto - sorride amaro - come se a nessuno fosse più importato nulla, e allora noi ce ne siamo rimasti con la nostra pista tutta scalcinata. Andate a vederla e ve ne accorgete: è tutta una mattonella smossa, tutta una radice», scuote la testa. E in effetti basta fare un giro per verificare. Le mattonelle risultano smosse in più punti, la pavimentazione dissestata, specie in corrispondenza dei tornelli con gli alberi. Le bici fanno gimkane per evitare i punti più critici ma non è facile, in certi tratti le radici creano pendenze pericolose. La situazione è segnalata anche da altri cittadini che vorrebbero un percorso sicuro. «Le radici degli alberi - dice una commerciante - hanno rialzato il tragitto; il percorso è dissestato in più punti. Bisogna stare molto, molto attenti, come si inciampa si rischia di farci parecchio male...». Si chiede attenzione al Comune di Grosseto, assessorato ai lavori pubblici. —
P.S., El.Gi.
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