Il Tirreno

Grosseto

Colpi di fucile vicini al finestrino: «Poteva essere una tragedia»

Gabriele Baldanzi
Colpi di fucile vicini al finestrino: «Poteva essere una tragedia»

Grosseto: pensavano di sparare verso ladri in fuga, invece colpirono il furgone di un imprenditore. Che ora racconta l’incubo

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GROSSETO. Un mese fa gli spararono sulla strada provinciale di Casteani, vicino a Ribolla, mentre tornava verso casa, all’ora di cena. Una fucilata, una rosa di pallini tra il tettino e i montante del furgone Mercedes Sprinter che stava conducendo. Decine di forellini e coppette a 40 centimetri dal finestrino, lato autista. Ieri la vittima di questo insolito “agguato” ha accettato di raccontare al Tirreno la sua disavventura, chiedendo però di mantenere l’anonimato.

Lei sa chi ha sparato e perché?

«Certo, da subito. Mi fermai poco dopo aver sentito la sventagliata di pallini sul furgone. Un rumore di ferro danneggiato. Scesi e constatai il danno. Poi chiamai i carabinieri e nel frattempo sopraggiunsero, in auto, due persone che conosco, che riconobbi. Uno di loro ammise di aver sparato in aria».

Non proprio in aria se hanno colpito un furgone in transito…

«Non sono un esperto di balistica, ma feci la stessa riflessione. Colpa mia, probabilmente, che guidavo un furgone alto due metri e settanta, anziché un Porsche Carrera di un metro e venti…».

Le spiegarono? Le chiesero scusa?

«Diciamo che inizialmente erano loro piuttosto arrabbiati per il mio comportamento. Sa, io sono abituato, quando mi sparano, a chiamare i carabinieri… Inoltre in quel momento non ero né tranquillo, né amicale».

Fermarsi poteva essere pericoloso, no?

«Sì, ma non siamo nella striscia di Gaza. Io peraltro vengo da Ercolano. Ci ho vissuto 23 anni».

Pensava forse all’errore di mira di un cacciatore?

«A dire il vero non mi rendevo conto di chi potesse avermi messo nel mirino».

Ma perché quella fucilata?

«Posso riportare quello che le due persone riferirono a me e ai carabinieri. E cioè che avevano subito un furto di gasolio; che attraverso le telecamere dell’azienda, poco prima, avevano individuato un veicolo che loro ritenevano sospetto. Insomma, pensarono che il ladro fossi io».

Volevano spaventare il ladro, giusto?

«Così pare. Peccato che io procedevo verso casa, tranquillamente. Aveva fatto una serie di commissioni per l’azienda. Non sono un ladro. Faccio l’imprenditore. Lo capirono subito, comunque, di aver sbagliato bersaglio«.

Che ore erano?

«Le 19,45-19,50. Era buio. Tornavo verso la mia azienda, che dista dal punto dell’incidente, chiamiamolo così, circa una quindicina di chilometri. Mi aspettavano per cena».

Lei non ha inoltrato denuncia. Perché?

«In primo luogo perché non voglio si pensi che intendo lucrare su questo episodio e poi perché conosco la famiglia e ho compreso cosa era accaduto. Non giustifico, ma capisco. Immagino, purtroppo, che in questi casi si proceda d’ufficio. Fosse per me la storia sarebbe già chiusa».

I danni al furgone chi li paga?

«Si erano offerti di risistemare il danno, di pagarlo, ma non è necessario. Faccio da solo».

Si sente un miracolato?

«Siccome sono un ottimista, l’unica cosa che penso è che – per una questione di probabilità – non mi ricapiterà mai più di finire nella traiettoria di un proiettile vagante. È andata bene quella sera. Sono qui a raccontarlo, a scherzarci. Poteva essere una tragedia».

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