Attenzione
Quella cattiva strada da cui dobbiamo tutti guardarci
«Attento, sei su una cattiva strada». Espressione ad alta frequenza all’interno del recinto familiare e, generalmente, entro i confini delle relazioni affettive dell’essere umano. Frase che spesso hanno usato e usano i genitori nei confronti dei figli, i figli nei confronti dei genitori, i professori a scuola nei confronti degli allievi, gli amichetti tra loro, la fidanzatina verso il fidanzatino, i colleghi di lavoro l’uno con l’altro. I parroci con i candidati alla prima comunione. Ma nel francobollo di Toscana in cui ci muoviamo – per quanto è possibile muoversi – quella frase oltrepassa i confini tradizionali. È un’espressione che trova infatti il suo inveramento ogni volta che entriamo in macchina e ci immettiamo in un’arteria automobilistica. Ogni volta che osserviamo il traffico scorrere (si fa per dire). O saliamo su un autobus. «Attento, sei su una cattiva strada», diviene allora la frase che ripetiamo a noi stessi come un mantra stringendo il volante. Quasi lo volessimo strozzare. Oppure la frase che idealmente lanciamo allo sconosciuto fratello autista mentre lo vediamo gettarsi nella lotta per la sopravvivenza su quattro ruote. Qui, in questo francobollo di Toscana, siamo molti, se non tutti, su una cattiva strada. Cattiva perché sconnessa, perché stretta, perché senescente, perché malfatta, perché malrifatta. Perché ineducata ed impreparata.
Negli anni, le necessarie richieste di rifacimento di grandi vie di comunicazione nel francobollo hanno generato dibattiti, eventi e questioni più lunghe della guerra di Troia. Se qualcuno lasciasse sul ciglio di una di quelle vie di comunicazione una riedizione del famoso cavallo – di Troia, naturalmente – ci sarebbero grandi problemi a portarlo da qualche parte. Guardate la Senese. Qui, oggi, i nonni raccontano ai nipoti incistati sulle loro ginocchia di non ricordarsi con precisione quando i lavori per il raddoppio sono cominciati. Oppure la ristrutturazione dell’Aurelia. Il suo possibile rifacimento sotto forma di autostrada (con pedaggio annesso, naturalmente). Ne è venuta fuori una questione che ha oscurato la dualità onda-particella della luce. Intanto gli incidenti, le morti, purtroppo, continuano.
Ma non è un problema legato alla sola viabilità autostradale. È tutta la rete infrastrutturale che è piena di falle, di buchi. Alla stazione ferroviaria di Grosseto Anna Karenina è sempre lì che attende di gettarsi, da tempo immemore, perché il treno non passa. Vabbè, almeno abbiamo salvato una vita, anche se letteraria. —
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