Sicurezza
La comunità moldava saluta il clochard ucciso nel garage
Folla commossa al funerale di Petru Leorda a Sterpeto Amici e parenti hanno portato cibo e bevande come buon auspicio per l’anima del defunto
grosseto. Avevano sacchetti di plastica con pagnotte di pane e bicchieri, vodka e una corona di bretzel. Hanno seguito il carro funebre con il feretro di Petru Leorda, il sessantenne trovato morto due venerdì fa in un parcheggio sotterraneo, ucciso probabilmente, dalle botte prese durante una rissa tra disperati. In silenzio, le donne con i fazzoletti a coprire i capelli, gli uomini con gli occhi bassi. Davanti alla chiesa del cimitero di Sterpeto, c’era anche l’operatore del Coeso che negli ultimi anni ha cercato di dare un’altra vita all’ex impresario edile, che aveva lasciato la famiglia e il lavoro per rifugiarsi nell’alcol. Quello che Petru non era riuscito più a sentire da vivo, l’abbraccio e l’affetto della sua famiglia, della sua ex moglie e dei suoi figli, del fratello, dei parenti e degli amici, lo ha ritrovato ieri al cimitero dove l’uomo è stato sepolto alla fine della cerimonia funebre celebrata con rito ortodosso.
La famiglia aveva chiesto che la messa fosse celebrata da un prete ortodosso, un “pope” che è arrivato da Siena per esaudire l’ultimo desiderio della famiglia di Petru: che la messa fosse officiata secondo la confessione del moldavo.
La squadra mobile della polizia sta continuando le indagini: l’autopsia avrebbe infatti confermato che l’uomo è morto in seguito a un pestaggio.
Petru non aveva scelto la strada: c’era finito, dopo che l’alcol aveva eroso la sua vita e tutti i suoi affetti. Aveva perso la sua azienda, che andava bene e che gli aveva permesso di farsi raggiungere in Italia dalla moglie e dai due figli. Aveva perso la sua famiglia che ieri si è ricompattata e che si è stretta in un dolore senza pace accanto alla bara che conteneva le spoglie del sessantenne. La cerimonia funebre è stata celebrata in moldavo, tra canti religiosi e benedizioni con l’incenso per salutare Petru, finalmente in pace, dopo una vita passata ai margini di una città che non era la sua ma che lo aveva accolto con amore, quando, quindici anni fa aveva lasciato la Moldavia per aprire un’impresa edile proprio a Grosseto. — F.G.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
