Sicurezza
Geotermia: «Basta centrali» In cento all’incontro pubblico
Buona partecipazione all’iniziativa promossa ieri da Rifondazione Comunista Al centro del dibattito l’ipotesi di un impianto di tipo flash a Roccalbegna
La Sala del Popolo di Santa Fiora ieri pomeriggio era stracolma di persone che hanno partecipato all’iniziativa di Rifondazione Comunista che ha organizzato un’assemblea pubblica per dire no all’ipotesi di una centrale di tipo flash che potrebbe sorgere nel comune di Roccalbegna “con vista” sulle vigne di Santa Fiora, zona di particolare pregio paesaggistico.
Oltre a Rifondazione Comunista c’erano le rappresentanze di tanti comitati amiatini antigeotermici, di Arcidosso, Abbadia, Roccalbegna. Tutti per dire che di altre centrali l’Amiata non ha bisogno. «Il nostro territorio si è voluto appiattire su una sola risorsa – ha detto Aldo Di Benedetto di Prc – Abbiamo ben altro, dall’agroalimentare al turismo»; e non ha risparmiato stilettate politiche al gruppo di Geotermia: «Fra geotermia sì e geotermia no è una guerra fra poveri – sono le parole di Di Benedetto – Fa specie che il M5s, decisamente contrario alla geotermia, sia al governo proprio con la Lega che pare essere su ben altre posizioni».
Prima che il primo relatore cominciasse a parlare, ha preso il microfono un ex lavoratore Enel di 85 anni, Mario De Santis: «Il Monte Amiata con la geotermia – ha detto – è inquinato, fratturato e distrutto».
Poi la parola è andata a Pino Merisio, che ha fatto un quadro dei permessi richiesti per impianti geotermici in Amiata: «Dei 60 iniziali – ha detto – siamo scesi a 23 e fra questi c’è il progetto Triana, che tale è diventato trasformato dall’iniziale progetto Murci, assai più grande. La corsa alle centrali dipende dagli incentivi che paghiamo noi in bolletta, per un’energia cosiddetta rinnovabile». Merisio ha ripreso poi il discorso sulle emissioni delle centrali geotermiche: «Abbiamo già 5 centrali attive in Amiata, con una produzione di 120 Mw e, alla luce dei permessi attivi, ci chiediamo: vogliamo fare dell’Amiata un secondo polo geotermico? » . E ha invitato a una mobilitazione di massa nel caso dovessero vedere la luce altri impianti.
Sulla centrale di Triana ha prodotto informazioni capillari Carlo Balducci, indicandone la localizzazione, descrivendone l’architettura, i materiali usati e commentando passo per passo la relazione dei progettisti della centrale: «Utilizzerà l’acqua in esubero di Bagnore, e sarà collegata con Amis di Bagnore 4, facendo salire il suo rendimento da 94 a 98% – ha spiegato nel dettaglio – La centrale ipotizzata nel comune di Roccalbegna è circondata da aree protette, da Monte Labro a Pescinello e altre; e la relazione dei progettisti considera trascurabile che due chilometri di cavidotto interrato attraversino una zona pregiata. E anche che la centrale sia visibile da Santa Fiora e da Selva appare cosa di poco conto». «Si tratta di un’opera – ha specificato Merisio – che porterebbe a Roccalbegna 780mila euro annui di compensazioni, 220mila a Semproniano, 116mila ad Arcidosso e 14mila a Santa Fiora». –
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