Attenzione
Centri accoglienza «Forme elusive che costano meno»
MASSA MARITTIMA. A tre anni dalla causa intrapresa contro l’associazione Partecipazione e Sviluppo gli ex dipendenti si sono visti riconoscere dal giudice 120 mila euro di risarcimento. L’associazione da anni ormai si occupa della gestione dei centri di accoglienza per richiedenti asilo in tutto il territorio delle Colline Metallifere entrando, non di rado, direttamente in contatto con le amministrazioni comunali. Questo non ha però evitato che i dipendenti avessero un inquadramento contrattuale diverso rispetto alle loro effettive mansioni. Valentina Fedeli, Marco Mazzei, Nicoletta Fedeli, Susanna Elewa, Marco Varesi, Luciano Fedeli e Giulia Ciresa (foto) hanno però denunciato la loro condizione e oggi il giudice Giuseppe Grosso ha riconosciuto loro un risarcimento. Gli ex dipendenti, a fine 2015 licenziati dall’associazione lucchese, reclamavano alcune mensilità ma soprattutto il diverso inquadramento rispetto alle mansioni.
«Si tratta di una sentenza interessante – dice l’avvocato Alessandro Antichi – che mette in evidenza una modalità di regolarizzazione delle collaborazioni, in questo caso per la gestione dei centri di accoglienza, ma di fatto diffusa sia tra il pubblico che il privato, che è quella della fuga dal lavoro dipendente, oggi effettivamente costoso per i datori di lavoro. Ci si rifugia quindi in forme elusive, elastiche, che costano meno sia dal punto di vista degli stipendi che dei contributi versati allo Stato». Antichi spiega che la sentenza è importante perché richiama attenzione su questo aspetto sostanziale che riguarda il precariato: «Si tratta di un male endemico della nostra società che spesso porta al disconoscimento dei diritti fondamentali dei lavoratori».
L’associazione Partecipazione e Sviluppo in questo senso avrebbe goduto di fondi arrivati dalla gestione per l’emergenza profughi avviando però delle forme non chiare di rapporti lavorativi. «i dipendenti – dice Antichi – prendevano uno stipendio inferiore rispetto a quello che avrebbero avuto con il contratto collettivo: di media prendevano 1/3 in meno e non avevano straordinari, malattie e ferie». Dal 2016 non tutti i dipendenti hanno trovato un nuovo impiego ma intanto è stato messo un punto fermo sul passato: «La soddisfazione è molta – dice il gruppo – abbiamo ottenuto quello che ci spettava di diritto. Siamo tutti molto soddisfatti della sentenza che rende giustizia al lavoro svolto. E adesso – concludono – ci aspettiamo che venga onorata». — G.S.
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