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Grosseto

animali maltrattati 

Appello dalla fattoria: serve cibo per sfamarli Ecco come aderire

Francesca Gori
Appello dalla fattoria: serve cibo per sfamarli Ecco come aderire

Sono 642 in totale ma la Regione e l’Asl non pagano  30 visoni salvati dalla morte, «Abbiamo bisogno di aiuto»

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È un regno quello di Grancia per gli animali che rischiavano il macello o che venivano maltrattati, un regno creato da Luigi De Vicenti che conta, fino a oggi 642 animali e una onlus che si prende cura, grazie al lavoro di quattro volontari, di loro. Ci sono maialini vietnamiti, cinghiali, pony e cavalli. Ci sono mucche, tori, asini e daini ma anche due esemplari di lama, pavoni e struzzi. Uccellini e una volpe cieca e un po’ ritardata che qui sta bene e si diverte: il rifugio degli animali maltrattati è nato tre anni fa quando l’uomo, gestore della stazione di servizio della Esso alle Quattro strade ha creato i primi box su un appezzamento di terreno che aveva acquistato in località Grancia, a pochi chilometri dalla città. Cinque ettari in aperta campagna, su un poggio che guarda da lontano Grosseto, i suoi palazzi, e la quattro corsie. È qui che arrivano gli animali vittime di maltrattamenti, sequestrati dalle guardie venatorie, portati in salvo dalle associazioni animaliste e dai carabinieri forestali vengono accolti. È successo con l’Asl del Lazio, che ha affidato alla onlus cinghiali che erano nati in un gattile o alle guardie della Lega anti caccia che hanno accompagnato alti irsuti al centro di Grancia. È successo con la Regione e con le associazioni animaliste che hanno trovato in Gigi e Serena due punti di riferimento. Ora però, c’è bisogno che qualcuno aiuti la coppia che ha creato questo paradiso, a sfamare gli animali. La Regione e la Asl del Lazio infatti, non hanno versato un euro nel conto corrente della onlus. «Ogni anno sfamare tutti gli animali che abbiamo accolto - dice Serena Arrigucci - costa 150mila euro. Fino ad oggi abbiamo investito i soldi della nostra attività, ma sta diventando difficile andare avanti così».

Per aiutare Serena e Gigi e tutti gli animali che hanno trovato rifugio nella fattoria di Grancia, basta fare un versamento sul conto intestato alla donna, utilizzando l’Iban IT37R0885172321000000204853 oppure portare direttamente il cibo alla struttura. Serve biada, fieno, mais, orzo e tutto quello che mangiano gli animali. «Noi ci serviamo al Consorzio agrario a San Martino - dice ancora Serena - lì sanno tutto quello che i nostri animali mangiano». Animali che stanno crescendo, soprattutto da quando gli Enti e le associazioni animaliste hanno scoperto quell’oasi felice a ridosso della città. Negli ultimi giorni è arrivata una cornacchia domestica e presto verranno accolti trenta visoni, le cui pelli sarebbero dovute diventare pellicce da indossare nelle grandi occasioni. —

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