Il Tirreno

Grosseto

il caso 

Un anno e quattro mesi per uno screening osseo

Giovanna Mezzana

È il tempo di attesa che il Cup ha prospettato ad una pensionata di 71 anni per una Moc. L’Asl: «Valutiamo una soluzione»

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«Sono stravolta». Così si è sentita un’ex insegnante di 71 anni quando al Cup dell’ospedale Misericordia di Grosseto le è stata proposta la prima data utile per l’esame che le aveva prescritto il medico di famiglia: 16 giugno 2020. Un anno e quattro mesi e mezzo di attesa.

La pensionata si è rivolta al centro unico per le prenotazioni per fissare una densitometria ossea lombare, esame che serve per valutare la salute delle ossa e prevenire eventuali rischi di fratture; è, insomma, uno screening per l’osteoporosi, più noto con l’acronimo Moc.

«L’ultima densitometria ossea che ho fatto risale al 2015 – continua l’insegnante – ed io devo tenere sotto controllo il rischio osteoporosi. Non voglio dire che il mio esame sia urgente, ma necessario lo è, e dover attendere più di un anno e quattro mesi mi sembra incredibile». «E – aggiunge– non mi è stata data alcuna alternativa».

Alla luce del tempo di attesa-record, Il Tirreno ha sottoposto la questione agli uffici dell’Asl sud est. Ed ecco la risposta: «La Moc o densitometria ossea rientra nei cosiddetti Lea, cioè i livelli essenziali di assistenza, solo per alcune patologie – si legge nella risposta dell’azienda sanitaria – ed è un esame diagnostico che prevede controlli a lungo termine».

Dunque, «non prevedendo classi di priorità – continua la nota dell’Asl sud est – i tempi di attesa sono inferiori soltanto nei casi in cui il quesito clinico è ritenuto prioritario dal medico che ha prescritto l’esame; cioè è il caso dei pazienti oncologici che rientrano all’interno di percorsi di cura predisposti; o, ancora, casi di riconosciuta gravità dove il medico che richiede l’esame evidenzia la necessità che venga svolto in tempi brevi: in tale circostanza è la Medicina Nucleare, in accordo con il medico prescrittore, che valuta il giusto tempo di attesa e a prendere in carico il paziente».

Insomma, non essendo urgente l’esame prescritto dal medico, quello è stato il risultato: un anno e quattro mesi e mezzo di attesa. «A questo punto – valuta l’insegnante – sarò costretta a farlo privatamente». Ancora non è detto: gli uffici dell’Asl sud est stanno valutando la segnalazione dell’insegnante per trovare un’eventuale soluzione più favorevole per la paziente. –





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