Il Tirreno

Grosseto

l’omicidio in via adriatico 

Le ultime ore di vita di Petru nei video delle telecamere

Francesca Gori
Le ultime ore di vita di Petru nei video delle telecamere

La squadra mobile ha acquisito le immagini degli impianti installati nella zona Il sessantenne aveva ricominciato a bere dopo aver conosciuto una donna

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Quando l’alcol circola nelle vene, perdere le staffe e il contatto con la realtà è un attimo. E in quelle condizioni anche un calcio, un pugno o uno spintone dato con un po’ di forza in più, può essere devastante. Perché le condizioni di salute di Petru Leorda, il clochard sessantenne trovato morto nel suo giaciglio, in uno dei tanti garage sotterranei della città, erano precarie. L’alcol lo stava uccidendo, giorno dopo giorno. Una spirale inarrestabile, fatta di dolore, solitudine, mani che gli erano state tese e che lui aveva rifiutato, cartoni di vino da pochi centesimi, freddo e giacigli di fortuna.

le indagini

La squadra mobile della polizia che sta facendo le indagini sulla morte del clochard ha acquisito le immagini delle telecamere di videosorveglianza dei negozi e dei locali che si trovano nella zona di via Emilia e di via Adriatico: lo scopo è quello di ricostruire le ultime ore di vita di Leorda. Scoprire quello che è successo la notte tra giovedì e venerdì scorso, quando l’uomo è stato trovato senza vita in un seminterrato. Era steso per terra, nel giaciglio di fortuna che aveva realizzato sotto le scale del garage dove si affacciano i box con i posti auto degli abitanti del palazzo: sdraiato a pancia in su, con una mano dietro la testa e il maglione alzato sulla pancia. Sembrava che dormisse, ma era stato visto in quella stessa posizione già dal mattino. L’orario della morte dell’uomo sarà stabilita dalle analisi dell’equipe di medicina legale dell’Università di Siena che ha effettuato l’autopsia sulla salma dell’uomo. Gli uomini della mobile stanno visionando tutti i filmati per individuare il responsabile (o i responsabili dell’aggressione). Potrebbe essere successo nel parcheggio, così come ha raccontato il senzatetto che condivideva con lui quel giaciglio di fortuna, ma potrebbe anche essere scoppiata una lite con altri sbandati qualche ora prima: Leorda, una volta raggiunto il suo materasso circondato da coperte e rifiuti, sarebbe poi morto.

la discesa all’inferno

Petru Leorda era arrivato in Italia una quindicina di anni fa e aveva messo su, in Maremma, un’azienda edile. I soldi giravano, il lavoro c’era e così aveva chiesto alla moglie e ai due figli, di raggiungerlo. Aveva la sua casa, il suo lavoro, la sua famiglia. Stava bene. Poi l’alcol ha cominciato a cancellare i suoi giorni, a sfocare il volti di sua moglie e dei suoi figli, ad allontanare l’affetto e il calore dei suoi amici. Si era trovato a vivere per strada, dopo aver perso l’azienda e la famiglia. Bivaccava alla stazione dove già sei anni fa aveva imboccato una via di non ritorno: quella dell’alcol a poco prezzo, delle notti passate all’addiaccio, delle difficoltà a trovare contatti con la realtà. Un operatore del Coeso che si occupa dei casi più difficili lo aveva visto e tante volte aveva provato ad offrirgli un’opportunità per riagguantare quella che era stata fino ad allora la sua vita. Ma Petru era orgoglioso, chiuso e restio a chiedere aiuto. L’aiuto però gli era stato dato: seguito dal Serd, era stato anche inserito in una cooperativa che si occupa di piccole manutenzioni all’ospedale. Dormiva al Cottolengo, dopo essere stato ospitato anche da uno dei suoi figli, prima di finire di nuovo per strada. Fino alla scorsa estate sembrava che l’alcol fosse ormai diventato uno spettro antico, con il quale continuare sì a fare i conti, ma che ormai non faceva più paura. Poi, probabilmente, Petru nel suo abisso di solitudine, ha conosciuto una donna che aveva scelto lo stesso percorso, quello di vivere ai limiti, quello di nutrire la propria disperazione con grandi sorsi di vino scadente, acquistato insieme agli altri senza tetto con i pochi spiccioli dell’elemosina. Cartoni di vino comprati nei discount, pagati pochi centesimi. Lo scollamento con la realtà, quella lenta discesa nell’inferno, era ripreso e questa volta con una velocità maggiore. Dall’estate aveva smesso di andare al lavoro, non aveva più frequentato il Serd e nemmeno il dormitorio. Nonostante il freddo e il fisico che non lo sosteneva quasi più aveva scelto di nuovo la strada e quel garage dove il suo corpo senza vita è stato trovato una settimana fa da una donna che era scesa nel garage. Addosso aveva qualche livido e - dopo l’autopsia - l’ipotesi dell’omicidio è diventata concreta: ora è caccia all’uomo. O agli uomini.

La salma di Petru è all’obitorio e probabilmente, già oggi pomeriggio, al cimitero di Sterpeto saranno celebrati i funerali dell’uomo. Il servizio funebre è stato affidato alla San Lorenzo. —

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di Redazione web