Il Tirreno

Grosseto

Beecofarm, dove l’idea diventa impresa

Giovanna Mezzana
Beecofarm, dove l’idea diventa impresa

Un team di esperti aiuta i giovani talenti nella caccia ai fondi e nel lancio sul mercato. E anche il patron di Sfera iniziò così...

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Bee come ape. Si chiama BeeCofarm ed è un incubatore e acceleratore d’impresa – cioè un “nido” dove un’idea imprenditoriale prende forma – che si ispira al portentoso e stupefacente modello organizzativo (e etico) degli insetti più evoluti della Terra. BeeCofarm, che ha sede in via de’ Barberi, è il marchio di Lg Venture, società di un team di imprenditori, commercialisti e avvocati (sono una quindicina) che mette competenze manageriali e professionali al servizio dello sviluppo del settore agricolo-tecnologico (Agtech). E i risultati si stanno già raccogliendo: nella culla di BeeCofarm è stata per esempio “crogiolata” Sfera, la società agricola di Gavorrano che ha in seno la serra high tech più grande d’Italia e che per il 2019 punta a produrre 2 milioni e mezzo di chili di pomodori e altrettanti di insalata e basilico, sui 13 ettari di terreni nelle campagne della Castellaccia. E Sfera non è l’unico caso di progetto d’impresa incubato e “accelerato”.

IL NODO RISORSE
BeeCofarm fa da mamma alle startup, cioè le nuove imprese ad alto contenuto tecnologico: le imprese innovative e neonate, o sul punto di nascere. Le startup sono di solito il frutto di una buona idea imprenditoriale, ma hanno bisogno di tutto: come i bebè. Hanno bisogno di humus, di liquidità e BeeCofarm gliela trova: tramite le più importanti piattaforme di crowdfunding o con il coinvolgimento di investitori istituzionali. «Noi abbiamo contatti con tutti i fondi di investimento italiani dedicati all’agricoltura» spiega Giovanni Ferri, amministratore delegato di BeeCofarm e imprenditore. E che il Gotha degli investitori del Belpaese guardi con interesse all’agricoltura capace di innovare lo testimonia la presenza di Luigi Galimberti, fondatore e amministratore delegato di Sfera, sul palcoscenico della presentazione del XXIII Rapporto sull’economia globale e l’Italia – a cura del Centro di Ricerca Luigi Einaudi, Assolombarda e Ubi Banca – il 21 gennaio a Milano; due (sole) le imprese ospiti – il Gruppo Cremonini e, appunto, Sfera – davanti ad una platea composta dal jet-set della finanza e degli investitori istituzionali italiani che ha ascoltato con interesse la lectio di Mario Deaglio, docente emerito di economia internazionale all’università di Torino, che in sintesi ha dichiarato che l’agricoltura «sarà il driver dell’economia mondiale dei prossimi quindici-venti anni», ha riportato al Tirreno Galimberti.

L'INNOVAZIONE È QUI
Sfera: 20 milioni di investimento e 4 milioni di stipendi lordi pagati nel 2018. «Insomma – aggiunge Ferri – in Italia si parla tanto di agricoltura tecnologica e a Grosseto già si fa. E con grande successo».

NON SOLO FONDI
E dunque (il senso comune quasi si stupisce) «il problema non è trovare fondi – sottolinea Ferri – ma competenze. E talenti, e BeeCofarm ne sta riportandone alcuni in Maremma: è il caso, per esempio di Pierluigi Santoro, uno dei primi investitori della startup Revotree (leggi servizio accanto) e new entry nel nostro team. BeeCofarm e le startup che acceleriamo hanno bisogno di risorse finanziarie ma soprattutto di idee e capacità. I giovani vengono inseriti nelle startup accelerate, e chi ha una spiccata vocazione imprenditoriale, entra come socio fondatore. Per questo anche BeeCofarm cerca ragazzi brillanti da avviare al mondo del lavoro». —


 

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