Sicurezza
Strade disastrose L’ex assessore propone un mutuo tra le istituzioni
castel del piano. «Facciamo un mutuo per rifare il Cipressino. Anzi no. Per rifare tutta la viabilità amiatina. Occorre mettere sul tavolo, una volta per tutte, la questione viabilità dell’Amiata da risolvere in maniera radicale. Se l’Amiata è importante, come si dice, non bastano le parole, occorrono i fatti». A parlare, da Castel del Piano, è Enzo Fazzi ex assessore comunale all’urbanistica, che alla notizia che la Provincia ha speso 142mila euro per interventi sulla sp 64 del Cipressino, osserva: «Interventi urgenti e lodevoli che non risolvono il problema. Nel tempo sono stati fatti interventi anche importanti, ma non risolutivi».
Fazzi fa una proposta per risolvere la problematica. «Dati gli altissimi costi – dice – serve una seria programmazione distinguendo due tronconi. Il primo è il tratto Paganico – Begname che è comune a tutta l’Amiata; il secondo le strade Begname-Castel del Piano-Seggiano; poi Begname-Arcidosso-Santa Fiora-Castell’Azzara e Piacastagnaio con Val di Paglia. Da Paganico a Begname sono già previsti da anni due notevoli interventi al Casalino e a Monte Bendico-Zancona».
Per Fazzi, però, occorre un intervento globale. Si tratta di «rifare (allargare) la carreggiata oggi del tutto inadeguata, con tratti dove il territorio lo consente di tre corsie alternate, risolvendo in parte la pericolosità dei sorpassi. Sulla viabilità interna non mi soffermo, tutti la conosciamo: raggiungere Seggiano o Castell’Azzara è un’impresa, non solo d’inverno».
Cosa fare dunque? Secondo Fazzi le forze politiche, le istituzioni, i privati devono assumersi le loro responsabilità e manifestare chiaramente la volontà di affrontare il problema. Trovare le decine di milioni occorrenti è impresa ardua. Allora occorre che l’Amiata porti a un tavolo le istituzioni: Regione, Provincia, Comuni, e il settore privato, Enel e Acquedotto del Fiora. «L’Amiata è da sempre depredata – commenta – prima il mercurio, poi l’acqua ora le centrali geotermiche. Si prende e che cosa si lascia? L’impoverimento, l’abbandono dei giovani, la salute».
In sostanza Fazzi propone di stilare «un piano di lavoro con politici e tecnici: si programmano gli interventi, si quantificano i costi (altissimi) e si ricorre a un grosso mutuo (se possibile con la Cassa Depositi e Prestiti), impegnandosi ognuno, pro quota, al pagamento delle rate, salate sì ma a questo punto sostenibili. La egione prima di tutto, Enel, Acquedotto del Fiora, con il concorso per quanto possibile di provincia e comuni».
Fazzi propone di «ridurre i finanziamenti a pioggia (a volte certo importanti) e si concentrano su un unico grosso obiettivo». Utopia? «Forse sì – dice Fazzi – ma occorre trovarsi, confrontarsi, fare scelte, farsi valere. È la politica». — F.B.
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