Il Tirreno

Grosseto

MASSA MARITTIMA 

Donazione Martini, il figlio rivuole le opere

Giulia Sili
Donazione Martini, il figlio rivuole le opere

La metà dei quadri sarebbero falsi anche se di valore: il Comune ha affidato l’incarico a Mauro Papa per la valutazione

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Era il 1999 quando la collezione di arte contemporanea di Angiolo Martini veniva donata al Comune di Massa Marittima. Oggi, a vent’anni esatti dall’evento che fece felice la città, ancora non c’è pace per quelle opere giudicate in parte degli ottimi falsi e ancora in ballo all’interno di una causa ultra-decennale con un erede legittimo.

L’idea per un centro espositivo di arte contemporanea era nata nell’ottobre de 1999, quando Martini aveva deciso di donare al Comune la sua vasta collezione privata di opere d’arte, composta da 71 grafiche e 660 dipinti e disegni. Opere che vantavano la firma, tra le tante, di Antonio Bueno, Renato Guttuso e Fausto Pirandello. Martini, però, non vide mai la sua collezione all’interno del convento di San Pietro all’orto: morì nel 2000 e le opere giunsero lì nel 2002.

La sua volontà era stata rispettata e i quadri erano arrivati nel luogo dove avrebbe voluto che venissero esposte. Nel 2004 la storia però si complica perché sull’eredità di Angiolo Martini sopraggiunge un nuovo erede, Liberato Daidoni, dichiarato nel 2003 dal tribunale di Grosseto figlio naturale del collezionista. L’uomo chiede la restituzione delle opere del padre in quanto erede legittimo e così, quella che sembrava essere un’acquisizione semplice, si trasforma in una causa dai numerosi rinvii. Non solo: alla questione si aggiunge la brutta storia dei falsi perché delle settanta opere ad oggi autenticate, ovvero quelle degli autori più noti, circa il 50% è stato dichiarato falso dai periti.

Il valore però non è da poco perché le opere autentiche sono effettivamente preziose. Daidoni, al quale spetta di diritto un terzo delle opere, ha fatto fare una stima della collezione che si aggira intorno ai 655mila euro. Lo stesso ha fatto il Comune di Massa Marittima: dopo Maurizio Vannini ad occuparsi della valutazione è oggi lo storico dell’arte Mauro Papa che per il Comune sta svolgendo verifiche sui dipinti e sui disegni. La strada sembra essere segnata: servono prima le valutazioni di tutte le opere conservate in collezione e poi, quando le stime fatte fare da Daidoni e dal Comune di Massa Marittima saranno in linea, si potrà procedere con la divisione delle opere. «A noi – dice l’assessore alla cultura Marco Paperini – è stata consegnata una valutazione fatta fare da Daidoni, il Comune ha dato l’incarico a Papa per una contro valutazione e sembra che già siano venuti fuori alcune incongruenze. Per questo servirà fare un’autenticazione». Autenticazioni che hanno sempre un costo non indifferente e che il Comune, avendo accettato l’eredità, dovrà mettere in conto. Ma quali opere spettano a chi? La storia, già complicata in partenza, diventa adesso sempre più intricata perché, anche quando tutti saranno d’accordo sul valore di ognuna delle 71 grafiche e dei 660 dipinti e disegni, sarà difficile capire come fare le divisioni. Intanto la prossima udienza si terrà ad aprile e forse in quel caso il giudice indicherà il modo in cui le opere dovranno essere spartite. —

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