Il Tirreno

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castel del piano 

L’Amiata piange Gastone Grazi pioniere del turismo invernale

Fiora Bonelli
L’Amiata piange Gastone Grazi pioniere del turismo invernale

Fu il primo, a metà anni Sessanta, a intuire che l’affitto di sci, scarponi e slittini poteva trasformarsi in impresa. E dalle Macinaie diventò protagonista della svolta

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La montagna incantata dà l’addio al pioniere del turismo invernale in alta quota che fra i primi ne comprese il valore anche imprenditoriale. È scomparso dopo una lunga malattia, il 25 gennaio, il principe della neve, Gastone Grazi, castelpianese quasi novantenne che ha attraversato in prima persona la storia del Monte Amiata d’inverno, a partire dagli anni ’60, quando gli sci erano ancora di legno e gli scarponi si chiudevano col cordino. Grazi, classe ’29, quando l’Amiata d’inverno cominciava a essere apprezzata da molti appassionati, intuì che l’affitto di attrezzature sciistiche avrebbe potuto rappresentare una vera attività imprenditoriale e si gettò nell’impresa, accantonando in parte il lavoro di marmista.

«Era il momento in cui – rammenta il sindaco Claudio Franci che ha lavorato anch’egli per anni nella parte alta della montagna – si cominciava a costruire l’albergo delle Macinaie e comparivano i primi skilift. E Gastone comprese che poteva esser il momento adatto per dare il via a un’attività di noleggio degli sci, scarponi, slittini per le tantissime persone che arrivavano in Amiata. La neve allora c’era davvero e da dicembre ad aprile le sciate erano assicurate».

Grazi cominciò con una piccola struttura e fu un successo, tanto che dopo poco tempo il “capanno” si amplia e diventa un edificio capiente, oggi attrezzato e allargato dal figlio Carlo che lo gestisce al prato delle Macinaie. E del Prato delle Macinaie Grazi è stato fino a poco tempo fa il signore indiscusso, capace di coinvolgere con la sua simpatia persone di tutte le età che volevano cimentarsi nella complessa tecnica dello sci, ma avevano bisogno di affittare scarponi, sci, slitte. «Lui non sciava – rammenta Giorgio Bonelli che lo conosceva bene e fu anch’egli fra i primi a inforcare gli sci di legno e gli scarponi con le corde – ma ha assistito, diventandone protagonista, alla trasformazione epocale di questo sport su cui l’Amiata ricca di neve naturale scommetteva».

Il soprannome con cui era conosciuto era “il Fiacca”, perché era stato l’inventore, con altri giovani di Castel del Piano, di una gara particolare che si svolgeva nelle estati degli anni ’60, affollate di turisti, su vecchissime biciclette che dovevano andare lentamente per tutto il paese, fermandosi a tutti i bar e le osterie di cui il borgo era ricco. Gastone la volle chiamare “corsa della fiacca”. «Mi sembra di vederlo ancora dare il via alla corsa – rammenta Mariella Frediani – perché la prima edizione partì da via della Stazione dove abitavo fino alla Lucciola, al Monumento. Lui in bici non andava, ma dirigeva il tutto con le sue battute e i gesti pieni di umanità e simpatia».

La sua morte ha suscitato il cordoglio di tutti gli operatori della montagna e tanti altri che lo hanno conosciuto e stimato. Ai funerali, sabato, officiati da don Gianni Lanini, in tanti si sono stretti alla moglie Rita, al figlio Carlo, alla nuora Alessandra e agli amatissimi nipoti. —

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