Sicurezza
I Waisbord e le persecuzioni antiebraiche nel Grossetano
All’Isis Leopoldo II Luciana Rocchi dell’Isgrec ripercorre la vicenda dei due fratellini di 1 e 4 anni rinchiusi nel campo di Roccatederighi e destinati alla deportazione nei lager, salvati a Parma
la celebrazione
sara landi
«È successo e può succedere ancora». Questa frase di Primo Levi scritta dagli studenti sulla lavagna dell’aula magna ha accompagnato come un monito l’iniziativa con cui le classi quinte dell’Isis Leopoldo II di Lorena hanno celebrato ieri mattina la Giornata della memoria nella sede della scuola alla Cittadella dello studente.
La professoressa Luciana Rocchi, coordinatrice del comitato scientifico dell’Isgrec, ha ripercorso con i ragazzi le tappe principali delle persecuzioni antiebraiche in provincia di Grosseto (che Rocchi e l’istituto storico hanno studiato fin dal 1995) e ricostruito una storia esemplare e particolare, quella di due fratelli ebrei polacchi internati con i loro genitori nel campo di concentramento provinciale di Roccatederighi, allestito all’interno della sede estiva del seminario vescovile di Grosseto.
I due fratelli, sfuggiti per caso al destino che ha riguardato milioni di persone, nel 2015 sono venuti in Maremma da Gerusalemme con le loro famiglie per il loro toccante viaggio nei luoghi della memoria.
«Giacomo e Rachel Waisbord – ricorda Luciana Rocchi – avevano rispettivamente uno e quattro anni quando arrivarono al campo di Roccatederighi da cui passarono 38 ebrei tra italiani e stranieri. Se solitamente è lo storico che attinge le informazioni dal testimone in quel caso la situazione si è rovesciata ed erano loro a interrogare me e a voler sapere per capire cosa fosse davvero successo in quegli anni».
Di quel passato a loro non restava altro che una foto che lo storico Marco Minardi ha usato per la copertina del libro “Invisibili. Internati civili nella provincia di Parma”.
Tra tante storie tragiche di chi dai campi di sterminio non ha fatto ritorno la storia di Rachel e Giacomo spicca per l’esito diverso. Da Roccatederighi i Waisbord furono infatti inviati al campo di Scipione di Salsomaggiore in provincia di Parma. Doveva essere solo una sosta in vista del trasferimento a Fossoli di Carpi, dove poi sarebbe iniziato il viaggio senza ritorno verso i lager. Ma il direttore del campo di Scipione si intenerì per Rachel e Giacomo e salvò la famiglia Waisbord nascondendola nei sotterranei del campo.
«Quell’uomo – dice Luciana Rocchi – si è assunto la responsabilità di salvare delle vite umane mettendo a repentaglio la sua. Tutta la storia in fondo ruota intorno al tema della responsabilità umana e a come viene esercitata».
La triste e a lungo dimenticata vicenda del campo di concentramento di Roccatederighi è stata anche ricordata riproponendo alcuni stralci del documentario realizzato da Vera Paggi per Rai News 24 nel 2007. Dal 2008 una lapide voluta congiuntamente dall’Isgrec, dalla Diocesi di Grosseto, dalla Comunità ebraica di Livorno, dai Comuni di Grosseto e Roccastrada e dalla Provincia di Grosseto ricorda nel parco della villa di Roccatederighi, teatro di quelle vicende, la responsabilità del fascismo locale per aver aperto il campo e praticato le persecuzioni razziali.
Al termine del contributo di Luciana Rocchi sei degli otto studenti appena tornati dall’esperienza del Treno della Memoria, alla sua undicesima edizione, hanno condiviso con i coetanei le loro emozioni con foto e video.
«Per me e per i ragazzi – dice la professoressa Cristina Gagliardi, una degli accompagnatori del gruppo grossetano – è stata un’esperienza molto forte e impegnativa sia fisicamente che emotivamente. Un conto è studiare sui libri e un altro è calpestare lo stesso suolo, vedere le baracche o le montagne di scarpe e di capelli, ascoltare le testimonianze».
L’iniziativa si è conclusa con la proiezione del cortometraggio “Sonderkommando” diretto da Nicola Ragone con le musiche originali composte dal maestro Angelo Vitaliano. Il corto, che racconta il dramma dei prigionieri impiegati sadicamente in mansioni come la rimozione dei cadaveri dalle camere a gas, è stato selezionato in oltre cento festival internazionali e ha vinto numerosi premi tra cui il Nastro d’argento come miglior cortometraggio del 2015.
«Ringrazio gli studenti che hanno partecipato alla Giornata della memoria della nostra scuola con attenzione e compostezza – dice la professoressa Maria Vitaliano, docente di italiano e storia dell'istituto – Le uniche armi che abbiamo per impedire che l’orrore della Shoah si ripeta sono quelle dell’informazione, della conoscenza e della cultura». —
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