Lutto
Cecità, indifferenze e quell’Hitler che alberga in tanti
La seconda metà di gennaio è consacrata da tempo alla preparazione del Giorno della Memoria. Ossia, come tutti sanno bene, alla giornata dedicata al ricordo della “soluzione finale del problema ebraico” attuata dai nazisti. In tutto il mondo si moltiplicano incontri, convegni, discussioni e conferenze dedicate alla Shoah. In scolaresche, università, città, Stati. Pellegrinaggi nei campi di concentramento. È utile la Giornata della Memoria? Bisogna ricordare, si dice, per evitare che la cosa si ripeta. I pochi sopravvissuti tornano a raccontare. I cinema e le tv presentano programmazioni adeguate alla ricorrenza. Film, documentari, dibattiti, musica, letture fatte da grandi maestri e grandi attori. Poi la Giornata della Memoria passa. E si può tornare a dimenticare tranquillamente. Tutti.
Successe più o meno così all’indomani della seconda guerra mondiale. L’intenzione principale di molti, se non di tutti, era di voltare presto pagina, chiudere il capitolo, e ricominciare da capo con una pagina bianca, immacolata. Quello che era successo era successo. E chiusa lì. Quando primo Levi finì di scrivere “Se questo è un uomo”, nessun editore italiano prese in considerazione l’idea di pubblicarlo. Einaudi lo rifiutò almeno due volte. La prima edizione Levi la pubblicò a sue spese.
L’aveva capito bene anche Thomas Mann quando aveva scritto “Fratello Hitler”. Uno dei suoi testi meno letti, non è un caso. Mann “il Mago” aveva conosciuto Hitler durante la prima guerra mondiale. Poi aveva seguito le avventure politiche del caporale austriaco da lontano, senza particolare interesse. Fin quando le forze evocate da quell’austriaco avevano bussato anche alla porta del Mago. E gli era toccato lasciare la Germania. Però Mann aveva visto giusto. Hitler non era venuto da un altro mondo, non era un marziano sceso da lontani universi cavalcando chissà quali forze sconosciute. No. Non era a capo di bestie, bruti, animali, ignoranti, extraterrestri. Quelle forze oscure che il caporale evocava erano ben note a tutti. Familiari a tutti. Dentro a tanti c’era un Hitler. Di tanti, se non di tutti, Hitler era fratello.
E continua ad esserlo, fratello Hitler. Persino nel grande studioso, nel Grande Maestro, che studia e scrive libri dedicati alla disumanità nazista, e poi nel suo agire quotidiano, professionale, privato, compie piccoli o grandi storture, ingiustizie, egoismi, brutalità di potere. Cecità. Indifferenze. Il fiume limaccioso dell’umanità procede. E i detriti sono spesso al centro delle correnti. —
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